Fleshgod Apocalypse – Recensione: Veleno

Orgogliosamente italiani, orgogliosamente umbri ed orgogliosamente metal. Con “Veleno” i Fleshgod Apocalypse si lanciano in una epopea epica, brutale, coinvolgente e dannatamente efficace.

Nonostante i cambi di line up (Tommaso Riccardi e Cristiano Trionfera) i nostri non ne risentono minimamente incastrando una nota dopo l’altra alla perferzione. Bene, molto bene, Francesco Paoli alla chitarra e voce, così come tutta la band che non lesina le forze costruendo un lavoro dalla potenza invidiabile.

“Fury” è il miglior biglietto da visita possibile: tesa, drammatica e dalla complessa trama strumentale.  C’è poi la doppietta di singoli (secondo e primo) “Carnivorous Lamb” e “Sugar”, anime diverse ma entrambe ficcanti e decisamente brutali.

Di “Sugar” impressiona l’impatto sinfonico che si armonizza a meraviglia con l’architettura progettata dai nostri. Un crescendo di tensione retto alla perfezione che prosegue nella fantastica “Monnalisa” (dopo il breve intermezzo strumentale “The Praying Mantis’ Strategy”), autentico gioiello di gothic-death che spiazza, conquista e che profuma di capolavoro. Una canzone che ricorda certe cose svedesi a cavallo dei millenni (In Flames tra “Colony” e “Clayman” nel tessuto strumentale che porta al chorus), ma che resta attaccato alla pelle dei Fleshgod Apocalypse alla perfezione. Per chi scrive la canzone più bella del disco.

Più “canonica” (sempre per i canoni Fleshgod, quindi una canzone death brutale “Worship And Forget”, che lancia la disperata “Abisinthe” ed il suo tornado di emozioni tra sfuriate tipicamente death e progressioni melodiche. “Pissing On The Score” è forse la canzone più prevedibile del lotto, ma è una bordata metal a tutti gli effetti dove le anime di una band vengono alla luce senza sovrastrutture.

Da pelle d’oca la ballad “The Day We’ll Be Gone”, dove Francesco (Paoli) e Veronica Bordacchini duettano in quello che sembra un eterno duello tra eros e thanatos, la colonna sonora che si incastra nella vita di tutti gli esseri umani.  Ottimo il lavoro al piano ed alle orchestrazioni di Francesco Ferrini.

Chiudono “Veleno” la title track omonima (strumentale pianistica) e “Embrace The Oblivion”, canzone carica di groove che chiude il cerchio iniziato a tracciare con “Fury” .

Il miglior disco dei Fleshgod Apocalypse? Difficile da dire vista la qualità delle loro pubblicazioni, ma sicuramente un disco che non deluderà i fan della band italiana. Un disco death da applausi, che dimostra che la classe di questi ragazzi italiani sono davvero una certezza del panorama musicale internazionale.

Death metal brutale, sinfonico, epico, pieno di passione ed orgoglio. Il mix perfetto. Difetti? Indecisioni? Non qui, non ora, non per “Veleno”.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 1. Fury 4:38 2. Carnivorous Lamb 4:39 3. Sugar 4:17 4. The Praying Mantis' Strategy 1:04 5. Monnalisa 5:24 6. Worship And Forget 4:32 7. Absinthe 6:09 8. Pissing On The Score 4:29 9. The Day We'll Be Gone 5:57 10. Embrace The Oblivion 7:49 11. Veleno 2:41
Sito Web: https://www.facebook.com/fleshgodapocalypse/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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