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Fit For An Autopsy – Recensione: The Great Collapse

Ritorno in pompa magna col quarto album per i colossi deathcore statunitensi Fit For An Autopsy che, col nuovo “The Great Collapse” su Long Branch Records (SPV/Steamhammer), riescono nell’impresa di trascendere un genere per lo più statico e riuscire a portare nuova linfa anche al loro repertorio. Un album introdotto da una copertina sinistra e per niente rassicurante, immagine dei testi cantati da Joe Badolato e che compongono i brani in bilico fra l’Io e lo stato di un mondo morente, che ha come requiem le note suonate da Will Putney (principale compositore, chitarrista e produttore), Patrick Sheridan e Tim Howley (chitarre), Peter Spinazola (basso) e Josean Orta (batteria).

Clangori e feedback aprono le danze e “Hydra” irrompe con le sue variazioni ritmiche, la melodia accennata nel refrain più arioso e tutto sembra già essere maledettamente a posto, a fuoco: impressione che non può che rafforzarsi con la successiva “Heads Will Hang”, dall’inizio che ricorda i Gojira e sottolineata nel ritornello dalle chitarre in formazione libera e dalle vocals pulite che ricompaiono anche nel break più smaccatamente acustico. “Black Mammoth” è una carica ritmica travolgente, in cui le chitarre raggiungono un climax perfetto di perfezione melodica e nerbo da paura per guidare poi verso un maestoso chorus che rimane impresso così come il finale ancora più vario e in grado di provocare movimenti parossistici da parte dell’ascoltatore; un inizio sinistro fra batteria e chitarre rarefatte per “Terraform”, con un assolo veloce che prende piede quando la ritmica accelera furiosamente e fa prendere una piega totalmente diversa alla traccia prima di tornare su un’atmosfera più mefitica. “Iron Moon” mostra ritmiche più complicate e chitarre dai riff ribollenti in secondo piano, è varia e impenna verticalmente in velocità per giocare con giri quadrati e stordenti anticipando così “When The Bulbs Turn Out”, aperta da vibrazioni acustiche di corde basse sulle quali si inseriscono un frullo di delicata elettrica e un parlato con, a ruota, vocals possenti su una ritmica di chitarre sferzanti, passaggi meno immediati dal punto di vista degli accenti tonici e un basso che sottolinea il recitato, prima di concludere in maniera sinistra la traccia,lasciando come un punto interrogativo su cosa verrà dopo.

Punto interrogativo subito fugato dai Fit For An Autopsy con “Too Late”, un’alternanza fra momenti veloci farciti di pura furia e simil-breakdown (rarissimi per tutta la durata di questo “The Great Collapse”), dando vita ad una canzone che lascia con un senso di gelida disperazione amplificato dall’arpeggio che apre “Empty Still”, quasi una ballata che prende l’abbrivio con una voce cruda e ben dosata che alterna insieme al resto della band distorsioni e momenti più suadenti, se così si può dire. La chiusura è affidata a “Spiral”, una vera e propria mazzata, più canonicamente deathcore fino a metà della durata, diventando acustica e andando a raggomitolarsi sospendendosi per poi sorprendere con un’accelerazione violentissima che anticipa il finale liberatorio.

I Fit For An Autopsy consegnano ai posteri “The Great Collapse”, un lavoro con cui ci sarà da confrontarsi in futuro come ulteriore nuova pietra di paragone, equilibrato fra i diversi componenti, suonato squisitamente e che trasuda energia, pathos ed emozione dalla prima all’ultima nota, ideale proiezione del microcosmo in un mondo malato e compenetrazione totale con esso, tragica dicotomia dell’uomo moderno e della duplicità che ognuno almeno una volta ha provato.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Long Branch Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Hydra 02. Heads Will Hang 03. Black Mammoth 04. Terraform 05. Iron Moon 06. When The Bulbs Burn Out 07. Too Late 08. Empty Still 09. Spiral
Sito Web: https://www.facebook.com/FitForAnAutopsyOfficial/

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