First Signal – Recensione: Closer To The Edge

Formato in origine dal canadese Harry Hess (già voce negli Harem Scarem) e dal produttore tedesco Dennis Ward (Pink Cream 69, Khymera), il progetto First Signal si è avvalso a partire dal 2016 del talento di un Daniel Flores sempre più presente nelle produzioni Frontiers (The Murder Of My Sweet, Find Me): è quindi con il suo contributo che i First Signal giungono con “Closer To The Edge” alla pubblicazione del quarto album, che si annuncia particolarmente interessante anche in virtù dei tanti artisti che hanno collaborato alla sua stesura (Pete Alpenborg, Guillermo Del Medio, Alessandro Del Vecchio, Kristian Fyhr e Herman Nori). Uno sforzo collaborativo che è ormai diventato un piccolo marchio di fabbrica per questa realtà, se consideriamo che in occasione del precedente “Line Of Fire” (2019) il conteggio dei compositori aveva superato abbondantemente la dozzina. Nonostante il numero di penne al lavoro, le coordinate che vedono i lavori dei First Signal posizionarsi comodamente tra AOR ed Arena Hard Rock (con un tocco di Supertramp rivisitati in “The Hurting One”) non sono cambiate: come nel corso delle uscite precedenti, però, lo stile del combo canadese/svedese si caratterizza per l’efficacia delle soluzioni, il carattere upbeat di tutte le tracce (“Show Me The Way”) ed un andare dritti al punto (“Don’t Let It End”) che sembra mutuato da generi anche più aggressivi. C’è una bella pienezza, infatti, nel modo in cui gli assoli di chitarra si confondono tra i groove di batteria (“Closer To The Edge”) ed i rari momenti di pausa cedono il passo ad aperture più dinamiche ed esplosive.

Nonostante una line-up ridotta all’osso, la prova offerta da Hess infonde a “Closer To The Edge” tutto il carattere e la presenza scenica di una vera band al lavoro: grazie ad un sapiente raddoppio delle voci (“I Don’t Wanna Feel The Night Is Over”) ed a ritornelli che scorrono veloci, il disco suona brillante ed a tratti atmosferico, di una opulenza non esibita che mutua molto da quel mondo scandinavo dal quale Flores proviene. L’illusione di ascoltare un lavoro davvero intenso e corale è forse il più grande punto di forza di questo disco, che non sembra mai intenzionato a tirare i remi in barca per risparmiare le energie: costantemente alla rincorsa del prossimo chorus o del prossimo assolo, ogni brano è un ascolto in discesa ed infuso di energia positiva, un tributo alla grinta del rock, nella versione più composta e rifinita che si addice al genere. Se proprio si deve trovare un pelo nell’uovo, questo sta sorprendentemente in un songwriting che – nonostante il folto gruppo di personalità coinvolte – raggiunge vette solamente discrete (“Angel With A Rose”): il carattere di omogeneità stilistica al quale ogni contributo è stato ricondotto è allo stesso tempo un elemento di grande maturità ed un piccolo limite, per un disco nel quale è difficile trovare un brano, o porzione di esso, di particolare effetto. Non si tratta ad ogni modo di una vera e propria colpa né di una critica motivata, dal momento che nel quadro scintillante di “Closer To The Edge” nulla è davvero compromesso, né irrimediabilmente perduto: le canzoni saranno anche tutte un po’ simili tra loro, ma la consistenza sofferta di una “Irreplaceable” o il carattere evanescente e sbarazzino di una “Mystery” sono un misto riuscito di passione e mestiere sul quale si può indugiare senza sensi di colpa né rimpianti.

Al pari di altre recenti produzioni, il quarto disco dei First Signal privilegia un approccio teso ad esaltare la bontà di un lavoro considerato nel suo insieme, nel dispiegarsi con autorevolezza tra le sue undici tracce, nel riproporre e rifinire una formula che Hess e Flores conoscono e lavorano con una sicurezza che convince e tutto sommato conquista. Sarebbe interessante capire se questa tendenza al campo lungo derivi da un’ispirazione diversa dettata dai tempi, che ci fanno assumere una visione più ampia e riconsiderare l’importanza del piccolo, del quotidiano e del trascurabile. O forse questi dischi sono semplicemente frutto di una ispirazione diversa, di una condizione imprevedibile e disordinata che ognuno ha vissuto e combattuto cercando di rimanere connesso, e per quanto possibile se stesso. Qualunque siano le circostanze con le quali i First Signal hanno dovuto fare i conti, “Closer To The Edge” suona come un’uscita a testa alta dal tunnel, accolta da un bagliore creativo forse meno accecante del previsto ma comunque in grado di illuminare un futuro che rimane promettente.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Don't Let It End 02. I Don't Wanna Feel The Night Is Over 03. Show Me The Way 04. Don't Look Away 05. Irreplaceable 06. One More Time 07. Closer To The Edge 08. Angel With A Rose 09. Mystery 10. The Hurting One 11. Got To Believe
Sito Web: facebook.com/firstsignalband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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