Firewind – Recensione: Firewind

Dopo “Immortals” (la nostra recensione) la mini-rivoluzione in casa Firewind (fuori la voce di Henning Basse e le tastiere di Bob Katsionis): ecco l’ingresso della voce di Herbie Langhans, già conosciuto per la sua militanza nei Sinbreed e di puntello agli Avantasia di Tobias Sammet.

Quella che ci troviamo oggi di fronte, a maggio 2020, è una band ancora più compatta attorno al leader Gus G.  .Ed è proprio il chitarrista ellenico il grande protagonista di un ritorno che sa di dichiarazione di intenti e di vera e propria rinascita

“Firewind” rispetto al suo predecessore mette in mostra un cuore hard rock, con l’anthemica “Rising Fire” che pesta quadrata a melodica. Piace, proprio seguendo questa strada, la performance del neo arrivato dalla Germania, che riesce a calarsi con efficacia all’interno delle trame create da Gus. Il disco è una vera festa per gli amanti di queste sonorità e forse il “cambio di marcia” imposto negli ultimi tempi è stato decisamente salutare.

Niente di nuovo all’orizzonte, voglio essere ben chiaro, tutto abbastanza prevedibile dalla prima all’ultima nota, ma rispetto agli ultimi capitoli dei nostri qualcosa sembra essere scattato e la freschezza si può riscontrare nel tessuto di canzoni come “Break Away” ed “Orbitual Dance” (dal chorus decisamente Avantasia…).

Heavy metal, niente di più semplice, ma al tempo stesso dannatamente complicato da rendere efficace. “Firewind” riesce nel compito, non impressiona per innovazione ma nonostante questo “storico difetto” per chi suona il genere, trova il suo spazio grazie ad ottime canzoni.

Un buon punto per ripartire, una buona raccolta di canzoni per chi ama l’hard rock e l’heavy metal più “classico”. Efficace ed onesto. Cosa pretendere di più?

Etichetta: AFM Records



Tracklist: 1. Welcome To The Empire 2. Devour 3. Rising Fire 4. Break Away 5. Orbitual Sunrise 6. Longing To Know You 7. Perfect Strangers 8. Overdrive 9. All My Life 10. Space Cowboy 11. Kill The Pain
Sito Web: https://www.facebook.com/firewindofficial/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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