Il terribile incidente stradale che in quel maledetto 5 Ottobre 2010 strappò la vita a Steve Lee indirizzò i Gotthard verso una fase di destabilizzazione e mise a rischio il futuro del combo svizzero ma, dopo un importante periodo di riflessione, Leo Leoni & co. hanno preso a pugni il destino decidendo di continuare l’attività della band. “Firebirth” sancisce la rinascita dal fuoco (simbolicamente ben rappresentata dalla fenice infuocata posta in copertina) e decreta l’inizio di una nuova era dopo un viaggio all’inferno e ritorno. Il gravoso compito di sostituire il compianto singer storico è affidato a Nic Maeder, un talentuoso cantante dallo stile vocale veramente molto simile al suo predecessore.
L’album è improntato su un hard rock roccioso e potente ma pur sempre a stretto contatto con la melodia, c’è molta carne al fuoco infatti sono tredici le canzoni proposte. Analizzando le varie sfaccettature di questa nuova fatica discografica ci si accorge che le tracce più riuscite, tra quelle incentrate sull’impatto frontale delle chitarre, sono “Fight” (dotata di un riffing veramente possente e da un guitar solo preciso e consistente) e la dinamica “I Can” (dal passo veloce ed impetuoso) mentre il meglio che questa release ci offre è racchiuso in tre meravigliose ballate: “Remember It’s Me” (sorta di power ballad che cade tra le braccia di affascinanti chorus), “Tell Me” (dove la chitarra acustica sposa un dolce pianoforte e sofisticati ricami d’archi edulcorano l’atmosfera) e “Where Are You” (ballad tremendamente intensa capace di addentrarsi attraverso i meandri dell’animo umano e di generare un immensa emozione essendo dedicata al compianto Steve Lee). C’è comunque posto anche per altre due interessanti composizioni ovvero la party oriented “Yippie Aye Yay” che a dispetto di un titolo alquanto bizzarro si fa ricordare per un ritornello sculettante e “Right On”, simpatica canzone d’attitudine Bonjoviana. “Starlight” e “Give Me Real”, invece, sono carine ma nulla di più.
In fin dei conti, seppur stavolta il songwriting non raggiunga certi picchi qualitativi proposti dal team svizzero in passato, il risultato finale è discreto (questa nuova fatica discografica, tra l’altro, non è esente da alcuni riempitivi).
“Firebirth” è una sorta di secondo primo album per i Gotthard, la prova tangibile della rinascita di una band che uno strano scherzo del destino stava per sottrarci. Complimenti a Nic Maeder che si rivela un notevole vocalist e degno sostituto, musicalmente parlando, del compianto Steve Lee. Questo è un nuovo inizio, speriamo che in futuro la band continuerà a farci sognare con la propria musica.











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