Infection Code – Recensione: Fine

Nuova uscita per noise-corers piemontesi Infection Code, ormai veterani delle scene, essendo attivi dal 1999. Con questo "Fine", licenziato da New LM Records, i nostri raggiungono il considerevole traguardo del quarto full-lenght, e lo fanno continuando sulla strada sperimentale e contaminata che da sempre gli è propria, che trova nell’hardcore, nel metal estremo e nell’industrial i suoi ingredienti principali. Col passare del tempo e degli album il quartetto alessandrino si è dimostrato sempre più abile nel comporre e arrangiare brani mai banali e scontati, senza prestare il fianco al facile gioco dell’ermetismo e della sperimentazione ad ogni costo, come giustificazione di una difficile comunicatività della propria proposta. Sebbene un disco come "Fine" non sia di certo immediato e rapidamente assimilabile, rispetto al recente passato la band ha saputo mediare fra le varie, e per certi versi discordanti, esigenze espressive che la animano, superando il risultato qualitativo altalenante dell’ultimo "Intimacy" (2007).

La cupezza e la torbida tonalità che sovrasta quest’album, fa da collante tra composizioni anche molto diverse fra loro, dalle disturbante e inquiete "Varnish" e "Grey", alle nevrotiche esplosioni post-core di "All colour" e "Collapse Of The Red Side", fino al lisergico incedere quasi folk apocalittico della conclusiva "Painting My Life". Da segnalare anche la cover del classico dei CSI di Giovanni Lindo Ferretti, "Cupe vampe" (da Linea gotica, 1996), che significativamente avvicina gli Infection Code ad altro gruppo nazionale incline alla sperimentazione e alla commistione. Parlando di influenze esterne questo Fine richiama però alla mente in più punti l’operato di certi Neurosis, veri capisaldi del post-core mondiale, nella misura in cui si va ad operare una fusione fra materiali dall’incandescenza metallica, freddi suoni industriali e la naturalità dell’approccio acustico. La prestazione della band è buona, in particolare il lavoro di scelta e modulazione di suoni ed effetti sulla chitarra, resta qualche perplessità su alcuni passaggi di batteria, poco fluidi e artificiosi, e anche sul cantato, la cui pronuncia e metrica inglese tradiscono le origini italiche, e il cui tono appare a volte troppo forzato e innaturale.

Probabilmente, e fortunatamente, aggiungo, il percorso evolutivo della band non è ancora arrivato a compimento, e il complesso puzzle che gli Infection code hanno fra le mani deve ancora risolversi completamente, chiarendo la loro definitiva identità e appartenenza. Ad oggi si fa comunque plauso alla band per il difficile progetto che sta conducendo, e per i buoni risultati a cui è arrivata, che dimostrano tutta la passione, l’impegno e la volontà che stanno dietro anche a questa loro ultima prova.

Voto recensore
6
Etichetta: New LM Records

Anno: 2010

Tracklist: 01.Varnish
02.All Colours
03.Grey
04.Collapse Of The Red Side
05.Black Glue
06.Cupe Vampe
07.Painting My Life
Sito Web: http://www.myspace.com/infectioncode

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