Fifth Angel – Recensione: The Third Secret

I Fifth Angel devono la loro imperitura fama nella scena Hard & Heavy a quello che rimane uno dei migliori debutti dell’intera scuola americana. In perfetto equilibrio tra melodia ed energia l’omonimo album del 1986 divenne un vero e proprio evento. Un successo straordinario non bissato però dal secondo, comunque valido, “Time Will Tell”, e che oggi i nostri provano a sfidare dopo ben 30 anni di assenza dal palcoscenico musicale (se escludiamo qualche live reunion per singoli eventi). In realtà ad avere preso le redini della situazione parrebbe oggi essere il chitarrista cantante Kendall Bechtel, che ad onor del vero sullo storico primo album neanche era presente, visto che il suo ingresso in formazione è stato successivo.

Non di meno il disco in questione ha generato una notevole attesa tra i fan dell’heavy più classico, il che da un lato fa forse pensare che ci sia una certa carenza di offerta di altissima qualità, ma anche che in fondo certe sonorità continuano ad avere una presa notevole verso il pubblico di genere. E questo anche se a ben vedere si tratta di una proposta che, a parte una certa iniezione di potenza nei suoni, ha ben poco di diverso rispetto a quello che già si poteva ascoltare negli anni ottanta.

La scaletta comincia infatti con una potente e trascinante “Stars Are Falling”, ottimo esempio di heavy metal di maniera, sostenuto da una base ritmica martellante (Ken Mary fa il suo dovere come sempre) e che ci toglie ogni dubbio sulle possibilità dello stesso Bechtel di sostituire degnamente un cantante non da poco come Ted Pilot. Il nostro sa davvero il fatto suo e non lesina potenza polmonare, mostrando anche una timbrica bella piena e una sicurezza notevole sulle note alte che si adatta perfettamente alla canzone.

Un bell’inizio, che non viene assolutamente smentito dal prosieguo della scaletta, visto che canzoni da piglio assolutamente classico come “We Will Rise” e la davvero bella, e impreziosita da un tocco vicino all’american metal più epico, “Queen Of Thieves” riescono senza alcun dubbio a rinverdire i fasti di uno stile che a questo livello oggi capita raramente di ascoltare.

Ci sono anche da segnalare almeno la power ballata “Can You Hear Me”, ottima sia nel ritornello azzeccato che nell’inserimento degli assoli e dei licks di chitarra, ma anche “Dust To Dust” e “This Is War”, brani perfetti per valorizzare le doti vocali di Bechtel e l’alternanza potenza/melodia tipica dello stile della band. Non mi ha invece particolarmente convinto la title track, canzone un po’ troppo standard che non presenta neanche un ritornello avvincente o qualche spunto strumentale di particolare pregio. Il che mi da anche lo spunto per sottolineare come in generale la seconda parte del disco non ricalchi la qualità della prima, abbassando leggermente la valutazione finale, che resta comunque largamente positiva.

Con una bella uscita come questa non rimane che sperare che la band dia seguito al tutto con un degno tour di supporto che permetta finalmente a molti di poter godere non solo di queste nuove canzoni, ma anche dei vecchi classici. Restiamo sintonizzati.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 01. Stars Are Falling 02. We Will Rise 03. Queen Of Thieves 04. Dust To Dust 05. Can You Hear Me 06. This Is War 07. Fatima 08. Third Secret 09. Shame On You 10. Hearts Of Stone

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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