Grave – Recensione: Fiendish Regression

Attivi fin dal 1986 (inizialmente sotto il moniker Corpse), i deathsters svedesi Grave tornano in scena con il settimo studio album. ‘Fiendish Regression’ è un esempio di death metal vecchia scuola, costruito in prevalenza su ritmi lenti e interessati da soluzioni doom (non a caso sull’edizione limitata del disco sarà possibile trovare una cover di ‘Burial At Sea’ dei Saint Vitus), growling vocals profonde e riff di chitarra monolitici. Non c’è nulla di male nel continuare a proporre uno stile che può apparire datato, ma questo album proprio non riesce a convincerci. I brani appaiono eccessivamente simili tra loro e piuttosto ripetitivi, anche nei momenti in cui la band decide di inserire alcune variazioni sul tema (la veloce ‘Out Of The Light’, o la conclusiva ‘Heretic’, che presenta stacchi nel cantato e sinistri arpeggi) i pezzi restano troppo statici nella loro struttura, come se i quattro nordeuropei stessero svolgendo un semplice compito di routine con l’unico intento di non sbagliare. Insomma, nonostante l’indubbio spessore tecnico della band e una produzione eccellente, ‘Fiendish Regression’ rientra in quella miriade di dischi che non riescono ad uscire dal coro e consigliabili solo ai fanatici del genere.

Voto recensore
5
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2004

Tracklist:

01.Last Journey
02.Reborn
03.Awakening
04.Breeder
05.Trial By Fire
06.Out Of The Light
07.Inner Voice
08.Bloodfeast
09.Heretic


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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