Fever 333 – Recensione: Strenght In Numb333rs

Rabbiosi, violenti, politici, disperatamente “contro”. Questi i tratti principali dei Fever 333 che arrivano al debutto su lunga distanza dopo un EP dello scorso anno. “Strength In Numb333rs” è un concentrato di energia ed attitudine tipicamente “stelle e strisce”.

Un po’ Bestie Boys, molto Rage Against The Machine  (No, primi Body Count è forse troppo) e attitudine rock dei primi Linkin Park: queste le coordinate di riferimento dei nostri, guidati dalla voce infuriata di Jason Aalon Butler (Ex voce dei post-hardcorer Letlive) che gioca in bilico tra i generi.

Politici dicevamo, perché i primi versi di “Burn It” fanno respirare profondamente l’orgoglio di una comunità californiana ed americana che non intende piegare la testa di fronte a niente. Figurativi di fronte alle ingiustizie: “I got a mouth like Malcolm. And hands is like Ali. Black panther, white mother. You better not try me. I got a mind like Martin. Visions of Rodney King. My city’s on fire”.

Una certezza anche quando i tempi si dimezzano, diventano carichi di groove come in “One Of Us”, dove il le radici west coast di Butler si prendono per mano con una voce da carta vetrata che raccorda una canzone carica di effetti, ma che non pesa all’ascolto. C’è poi l’”inno” “Inglewood / 3”, dove Butler gioca tra i ricordi e tira fuori dal cilindro un pezzo intenso e drammatico. Un crescendo rap che avvolge l’ascoltatore nel chorus melodico ed epico. “I was seven, watching riots, while the neighbors rolled them tires”, uno spaccato di una vita tutt’altro che da sogno nell’ipotetica “land of the free”.

Rabbia e disperazione raccontate con la determinazione di chi è cresciuto in una succursale dell’inferno.

“Strenght In Numb333rs” è la prima sorpresa (che profuma di conferma) di quest’anno. Una band che può attraversare scene impenetrabili ed inavvicinabili. Un bel regalo per chi è alla ricerca di emozioni.

Aggiunta fuori dal “contesto disco”: i nostri si sono guadagnati inoltre una bella nomination ai Grammy Awards (tra le “best rock performance”) per una canzone contenuta nell’EP dello scorso anno. Certo, i Grammy non saranno la cartina di tornasole della musica internazionale, ma qualcosa vorrà pur dire non trovate?

Dimostrazione della mia affermazione: tra le nomination per il best album anche quella “porcata” di “Mania” dei Fall Out Boy”. Visto? Nessuno è perfetto.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 2019

Tracklist: 2. Burn it 3. Animal 4. Prey for me / 3 5. One of us 6. Inglewood / 3 7. The innocent 8. Out of control / 3 9. Am I here? 10. Coup d'étalk
Sito Web: https://fever333.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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