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Fen – Recensione: Winter

E’ intitolato semplicemente “Winter” il quinto studio album dei londinesi Fen, ad oggi una delle band più rappresentative di questo sound che coniuga un black metal atmosferico dai tratti crepuscolari e folcloristici alle sonorità del post rock. Un album che impone ben 75 minuti di musica, ma straordinariamente armonico ed omogeneo. Frank “The Watcher” Allain (chitarra e voce) lo ha presentato come un ritorno alle radici del gruppo, dove tale percorso non è però da intendersi come un’operazione nostalgia, piuttosto un recupero delle sonorità più ruvide poi contestualizzate in un platter attuale dove l’aggressività e la malinconia sono bilanciate alla perfezione.

La mano di Jaime Gomez Arellano (Cathedral, Inquisition, Ulver, tra gli altri) in fase di registrazione, produzione e missaggio, ha preservato questa vena velatamente “sporca” che valorizza il sentore notturno del disco. Notiamo dalla tracklist come “Winter”, pur divisa in differenti capitoli, possa essere intesa anche come una sola grande suite composta da sei movimenti, ciascuno dei quali si muove tra i numerosi cambi di intenzione senza inciampare in inutili pesantezze, anzi stupendo per l’elasticità delle strutture e per la loro semplice bellezza. E’ in questo modo che si potrebbe parlare di un’essenza progressive nei Fen, pur dovendo inserire il termine nel contesto.

Ogni canzone è concepibile dunque come un episodio a sè stante e al tempo stesso come parte di un tutto grazie a quell’alternarsi caratteristico tra black metal e bucoliche soluzioni folk/psichedeliche. Le chitarre pungenti e distorte di The Watcher e i sognanti passaggi ambient guidano le sorti di “Pathway”, un brano che si infrange poi sulla potenza di un black efferato ma tecnico e al meglio accoglie le percussioni tribali di Paul “Derwydd” Westwood (che nel frattempo ha lasciato la band), recuperando infine la melodia iniziale per chiudersi circolarmente.

E’ in “Fear” e in “Death” dove la componente black si fa più sentire (valorizzando anche il basso pulsante di Adam “Grungyn” Allain) attraverso passaggi veloci e fisici ma legati a doppia mandata alle melodie sognanti loro compagne dove spesso interviene la voce pulita in tono drammatico o narrante. Per inciso, la voce non è comunque un elemento discriminante dell’album. “Winter” lascia molto più spazio al suonato e la stessa arriva a noi come uno strumento aggiuntivo, diluita al meglio per esaltare la natura evocativa dei pezzi.

Le suggestive melodie di “Sight” chiudono un disco da vivere, da ascoltare più volte per poterne percepire le varie atmosfere e le chiavi di lettura. I Fen si confermano un ensemble unico nell’intendere il black metal in vesti emozionali e oscure.

Voto recensore
8
Etichetta: Code666 Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. I (Pathway) 02. II (Penance) 03. III (Fear) 04. IV (Interment) 05. V (Death) 06. VI (Sight)
Sito Web: https://www.facebook.com/fenofficial

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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