Agalloch – Recensione: Faustian Echoes

Band assolutamente unica e preziosa, gli Agalloch vivono da sempre in un personale e intimo universo artistico che, benché conservi la sua permeabilità al mondo esterno, rappresenta di per se un immaginario completo e autosufficiente. Composto da spiritualità neo-pagana, fascino magico e profonda ricerca filosofico-culturale, lo scheletro del gruppo americano si è rivestito, nel corso del tempo, di pelli mutevoli, dipingendo coi propri dischi altrettanti capolavori dell’underground estremo più libero e sperimentale.

A circa due anni di distanza dall’ottimo “Marrow Of The Spirit” il quartetto pubblica ora un nuovo Ep (formato visitato spesso, nella loro carriera), “Faustian Echoes”, opera che consta di un solo brano, di oltre 20 minuti di durata. Il gusto per le composizioni di ampio respiro è per altro una costante, nelle uscite firmate Agalloch, tanto che ogni loro album contiene almeno una traccia che supera i 10 minuti (ad esempio “Black Lake Niðstång” arriva oltre i 17’), e “Faustian Echoes” non fa che confermare e ampliare tale inclinazione alla narrazione dilatata.

Piccola suite dedicata alla figura dei Faust, protagonista di un racconto popolare tedesco, utilizzato come base per numerose opere artistiche (fra cui una delle più famose è l’omonima di Goethe), il nuovo inedito della band di Portland richiama direttamente il sound lasciato in “Marrow Of The Spirit”, ovvero un black metal dagli arrangiamenti finemente cesellati, ricco di sfumature e atmosfere, perfettamente definite ed esaltate da una produzione volutamente minimale, vintage e analog.

Queste caratteristiche ritornano quindi in toto sin dai primissimi minuti di “Faustian Echoes”, brano nel quale gli evocativi interventi recitati del Faust goethiano sono una costante, accanto invece a una performance musicale mutevole e indomita, che continua a cambiare toni, strutture e atmosfere, sostanzialmente ogni 5 minuti. E se il violento incipit black riporta alla mente “Into the Painted Grey”, inoltrandosi nella trama del patto diabolico con Mefistofele trovano spazio momenti più atmosferici e dilatati, che vedono l’innesto di parti ambient, etno-folk e drone.

Rispetto ad altre occasioni discografiche in questo caso, in ragione del tema trattato, la band appare in vesti più minimali, violente e dirette del solito, col grande dispiego ritmico di Aesop Dekker alle pelli, innesto che ha donato agli Agalloch delle solidissime basi percussive, ben bilanciate fra furiosi blast-beat e istinti tribali. Come al solito stupendi gli intrecci chitarristici fra Don Anderson e John Haughm, che tessono paesaggi sonori d’incredibile intensità drammatica, perfettamente colmati dallo screaming graffiante di Haughm, alla sua prestazione più efferata e black di sempre.

A livello strutturale e narrativo la band non perde mai la concentrazione e lo sviluppo del brano procede nel modo più naturale e fluido possibile, grazie alla dinamica alternanza fra luci e ombre, pieni e vuoti, che gli Agalloch manipolano con tutta l’esperienza e il talento che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare in questi anni.

Registrato quasi del tutto live da Billy Anderson (Swans, Mr. Bungle, Melvins, Sleep, Neurosis) “Faustian Echoes” ha una produzione molto particolare, potente ma contemporaneamente vintage, che riesce a rendere al meglio il feeling analogico della strumentazione della band, a cui piace sperimentare con strumenti etnici, vecchi ampli ed effetti a pedale, giungendo a perfezionare il discorso sonoro iniziato sull’album precedente. Con una tale perizia e personalità anche in sede di produzione e ingegneria del suono, viene spontaneo chiedersi come suonerebbe oggi una meraviglia del passato come “Pale Folklore” (seminale esordio del 1999), ma questo è, al momento, un desiderio che solo Mefistofele in persona potrebbe realizzare.

Generalmente gli Ep sono uscite marginali e poco interessanti, ma nel caso degli Agalloch e di “Faustian Echoes” si può tranquillamente e fortunatamente utilizzare un altro termine: capolavoro.

Voto recensore
8
Etichetta: Dammerung Arts

Anno: 2012

Tracklist:

1. Faustian Echoes  21:34


Sito Web: http://www.facebook.com/AgallochOfficial

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