Fates Warning – Recensione: Parallels

Come recentemente scritto nello speciale dedicato alle uscite più rilevanti del 1991 “Parallels” fu il primo, dichiarato, approccio alla sfera progressive da parte dei Fates Warning dopo un inizio di carriera votato al power metal (comunque ammantato di tecnica) e qualche avvisaglia di cambiamento già presente sugli altrettanto imprescindibili “No Exit” e “Perfect Symmetry”.

Probabilmente non la miglior prova di Jim Matheos e soci “Parallels” è però innegabilmente una delle loro produzioni più raffinate e melodiche; gli americani puntarono in maniera più decisa alla forma canzone ed ebbero ragione, visto che probabilmente questo fu il loro album di maggior successo anche grazie alla supervisione delle sapienti mani di Terry Brown (e in seconda misura dell’artwork di Hugh Syme) che li fece tra l’altro registrare in Canada.

Molto catchy in effetti i refrain di buona parte dei pezzi, da “Life In Still Water” (con un James LaBrie alle backing vocals che non aveva ancora esordito su disco coi Dream Theater) a “Don’t Follow Me” (dal riffing simil Maiden memore dei loro esordi) passando per “Point Of View” e “We Only Say Goodbye”… tutte composizioni che trovano spesso ancora oggi spazio nelle setlist dei loro live.

Imperdibili i duelli di chitarra del mainman con Frank Aresti (che ancor oggi, anche se non in maniera ufficiale, gravita intorno alla “famiglia” Fates Warning) così come il pazzesco e fantasioso drumming di Mark Zonder (che per la prima volta introduce l’utilizzo di pad elettronici al suo già dinamicissimo stile e che fecero storcere il naso a più di un purista dell’epoca).

Due doverose parole anche per le tracce meno immediate ma apprezzabili dai cultori della musica più criptica e raffinata: l’opener “Leave The Past Behind” potrebbe essere considerata il vero spartiacque tra vecchi e nuovi Fates Warning mentre la splendida “The Eleventh Hour” (una delle canzoni più belle e varie del songbook della band del Connecticut) si segnala per una prova magistrale di Ray Alder alla voce oltre al crescendo tipicamente progressive metal, sottogenere che i nostri hanno contribuito in maniera determinante a forgiare.

fates warning-parallels

Etichetta: Metal Blade

Anno: 1991

Tracklist: 01. Leave The Past Behind 02. Life In Still Water 03. Eye To Eye 04. The Eleventh Hour 05. Point Of View 06. We Only Say Goodbye 07. Don’t Follow Me 08. The Road Goes On Forever
Sito Web: http://www.fateswarning.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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  1. Valerio

    La discografia dei Fates Warning dovrebbe diventare materia obbligatoria a scuola.

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  2. k

    “Primo, dichiarato approccio alla sfera progressive”? Molti fan furono delusi proprio perché Parallels era meno progressivo del precedente Perfect Symmetry, capolavoro del genere.

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  3. Alberto Capettini

    Ovviamente PS è un capolavoro inattaccabile ma il retaggio con la loro anima metal primordiale era ancora decisamente marcato! Io intendevo dire che P segnò un primo, vero stacco da ciò pur essendo presenti ancora riff e solos…
    La delusione probabilmente fu dei fan dell’era Arch perché sarebbe altrimenti inspiegabile il successo a cui l’album andò incontro

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  4. Riccardo Manazza

    Meno prog? Forse meno intricato e più melodico, ma non credo che il termine progressive si riferisca a quanto è astrusa la struttura musicale. Questo disco è sciuramente più progressive di “Perfect Symmetry”, lo è nelle intenzioni melodiche e nella scelta delle sonorità. Fermo restando che PS è un capolavoro e questo pure.

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  5. The Passenger

    Non considerare come Progressive metal (certo misto ocn il power US e l’heavy classico) i Fates Warning anni ottanta e la favola del “passaggio” al prog (passaggio di cosa? l’hanno praticamente inventato loro il prog metal) nei ’90 è una storiella che viene raccontata quasi solo da certa critica italiana: domandatevi perché. E dire che Parallels poi sarebbe più prog di dischi come Perfect Symmetry, No Exit e Awaken The Guardian è abbastanza paradossale. Come paradossale è discutere del “prog” per i FW anni ottanta e lasciar passare in sordina che i Queensryche, invece, siano stati da subito prog (The Spectre Within è più progressive di qualsiasi disco pubblicato dalla band di Seattle, forse fatta eccezione per Promised Land).

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    • Riccardo Manazza

      A parte che l’interpetazione critica è discutibile, ma libera. Non mi pare proprio che “Awaken The Guardian” fosse tra i dischi preferiti di chi ascoltava all’epoca Genesis, Gentle Giant, Marillion e Yes… Certo che i Fates Warning avevano incamerato già da prima alcuni elementi di complessità nel songwriting e nelle melodie che prendevano spunto dalle strutture del progressive rock, e non mi sembra che nessuno lo abbia negato, ma erano un gruppo metal a tutti gli effetti. Con il tempo hanno limato le caratteristiche più metal evidenziando quelle più vicine al prog. Io sinceramente trovo più evidenti i punti di contatto con power e l’heavy classico nei primi dischi di quanto sia dopo, quindi direi di si, che “Parallels” è più prog in senso stretto rispetto a quelli prima, perché quelli prima sono più metal. Non capisco cosa ci sia che non vada nel ragionamento onestamente. O vogliamo dire che “Perfect Symmetry” e “Parallels” sono più metal di “Awaken The Guardian”?

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      • The Passenger

        Il tuo ragionamento è a mio avviso completamente fallace. Interpreti Progressive METAL (leggi=metal) come semplice heavy metal mischiato con elementi sonori che richiamano alcuni gruppi rock dei ’70. Progressive METAL significa, innanzitutto e primariamente, fare dell’Heavy metal “progressivo”, portare l’heavy metal verso una ricerca ritmica, melodica e strutturale più complessa e cerebrale (richiamando la musica colta e “certo” jazz) di quella che è il metal “di base”, quindi sì assolutamente: The Spectre Within e Awaken The Guardian sono “di fatto” progressive se paragonati, ad esempio, a Piece of Mind e Powerslave degli Iron Maiden a cui si ispiravano. Dire che ATG è più progressive di Parallels è come sostenere che Grace under pressure e Signals dei Rush siano più progressivi di Caress of Steel e 2112. Che le sonorità siano rimaste legate all’heavy e power classico non l’ho mai negato ed è evidente, così come quelle dei Rush dei primi dischi sono Hard rock “classico”. Parallels, tra l’altro, è un semplice disco di Heavy metal melodico, con una ritmica insolita e maggiormente curata e la produzione laccata di Terry Brown, in questo caso molto (ma molto) più semplice Heavy metal di quanto lo sia Awaken The Guardian che stupisce tutt’ora per la complessità (un disco del 1986); e questa bib p un’opinione, è un fatto.

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        • Riccardo Manazza

          A dire il vero quella che tu sostieni essere la tua interpretazione di cosa sia il progressive metal io non la condivido per nulla, nè mi pare possa essere definita come parametro storico del genere. Seguendo il tuo ragionamento sarebbero progressive metal anche i dischi di King Diamond, Peace Sells dei Megadeth, i Death Angel, e possiamo andare avanti così… Io non ricordo un’accento tanto marcato sulla parola progressive per questi dischi quando uscivano negli anni ottanta, si parlava di techno-metal, di techno-thrash metal, etc… mentre ad esempio l’abbinamento di sonorità più accostabili ai maestri del progressive o dell’hard progressive, con il metal, come fatto dai Dream Theater, fece da subito diventare il termine progressive-metal di uso comune e molto popolare. Non mi risulta poi che la maggiore complicazione e il prog siano andati necessariemnete di pari passo. Iq, Saga e i Marillion erano molto più semplici dei Van Der Graaf Generator o dei King Crimson, eppure sono stati definiti progressive. L’uso della tastiera, di certe melodie o sonorità, un un modo di arrangiare con un gusto raffinato, viene comunemente accostato al termine progressive. Fare roba complicata, con tanti cambi di tempo, è fare roba complicata, qualsiasi genere tu faccia. Altrimenti fanno prog anche i Nile o i Dillinger Escape Plan. Per me i Fates Warning di quei dischi sono una band heavy metal dal gusto per complicazione e per le melodie stravaganti, a cui il termine progressive può essere sicuramente associato in senso allargato, come potresti anche farlo per le band che ho citato all’inizio, ma che non hanno in quello il fulcro della loro proposta. Da questo punto di partenza la band poi sviluppa un percorso sempre più vicino a certe sonorità progressive, che avviene anche attraverso cambi di line-up decisivi. Zonder è senza dubbio un batterista più prog oriented id Zimmerman ad esempio e infatti “Perfect Symmetry” mostra una diversità notevole da “No Exit”. Definire poi “Parallels” un disco di semplice heavy metal melodico mi pare poco realistico; ci sono melodie più catchy e una struttura complessiva più asciutta, ma di metal ne trovo meno qui che nei dischi precedenti, mentre la complessità delle scelte ritmiche e degli arrangiamenti non mi pare sia accostabile ai dischi di melodic hard dell’epoca. Tant’è che è su dischi come questo che poi si basa gran parte di quello che nei novanta viene definito prog metal, non certo su “The Spectre Within”.

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          • The Passenger

            C’è una bella differenza tra avere influenze progressive (Iron Maiden) e fare progressive (Fates Warning); nei dischi dei FW non c’è affatto la sperimentazione dei Dillinger, gruppo che comunque è accostabile al progressive per certi aspetti ma è definibile come “d’avanguardia”, ma c’è quel tipo di sperimentazione che è definibile pienamente come “progressiva”: come concezione di musica i Fates Warning stavano facendo quello che, a suo tempo, fecero gruppi come Yes sul rock e Rush sull’hard rock, a differenza di gente come Frank Zappa e Captain Beefheart che facevano un altro tipo di ricerca più sperimentale e avagnuardistica. Megadeth, Mercyful Fate ecc sono tutte band con influenze prog, ma la cui proposta musicale non ha mai “deviato” in maniera così netta da essere definibile come pienamente progressiva; a differenza, invece, di Watchtower e Mekong Delta o Voivod, tutti gruppi che fanno Progressive Thrash metal. Francamente, se non riesci a capire e a sentire la differenza che intercorre tra i Fates Warning, TUTTI i Fates, ed Iron Maiden o Mercyful Fate non so cosa dire; è esattamente la stessa che c’è tra Megadeth e Mekong Delta.
            Per le mie orecchie, la mia concezione estetico-teorica, nonché una corretta analisi sotiografica un disco come Awaken The Guardian è il vero e proprio inizio del Progressive Metal (anche nei suoni comunque, pur se classici, mi sembrano alquanto distanti dalla norma heavy-power e decisamente prog; per non parlare del discorso tematico, dei tesi, del mondo di strutturare la melodia e le parole di Arch). Mi continua a parlare semplicemente di sonorità, ma 1. le sonorità dipendono dal periodo di riferimento e 2. “progressive” è un termine teorico che descrive un determinato approccio alla forma canzone rock, gli stessi gruppi storici non hanno fatto altro che essere originali e proseguire per la loro strada venendo accostati dalla critica sotto un termine che li contraddistingue come un determinato modo di intendere la musica rock (poi cristallizzatosi in norma). Il progressive per sua natura è inclusivo e NON esclusivo, prevede eterogeneità ed elasticità nella classificazione, non omogeneità. E’ come il Noir per il cinema: è una “categoria dello spirito”, non una rigida strutturazione entro certi paletti; dato che prevede propiro di abbatterli questi paletti. 3. Riprendere – e rubare sonorità vintage NON è fare prog. 4. Parallels, tra l’altro, da quali gruppi storici riprenderebbe le sonorità? Esso è praticamente la continuazione di Perfect Symmetry solo molto meno complesso (anche nella sperimentazione sonora, su PS ci sono archi e le tastiere) e basato sulla forma canzone semplice (non considerare PS progressive è un paradosso).
            Ma ripeto ci sarebbe così tanto da dire ed argomentare: i Dream Theater, tanto per, sono stati più influenzati da Spectre Within, anziché Parallels, senza dimenticare una marea di band che continuano nei ’90 a fare prog metal proprio partendo dall’heavy-power dei primi FW (da Psychotic Waltz a Symphony X a Spiral Architect). Tra l’altro parentesi: questionare sul progressive per i primi Fates Warning e considerare senza problemi i Queenryche prog è …si commenta da solo. Ma ribadisco, si potrebbe argomentare per ore dicendo e questo? E quello?
            Concludo così: al netto della differenza di posizioni, opinioni e considerazioni perlomeno, mi auguro, tu sappia che la mia non è affatto una tesi isolata, ma anzi piuttosto condivisa anche da critici (ben più blasonati) nonché appassionati del genere rispetto a quella che sostieni tu su questo sito (a mero titolo di curiosità: nel libretto di Irae Melanox dei nostrani Adramelch, un gruppo molto influenzato dai primi FW, la critica tedesca parla di PROG metal, come ha sempre fatto e continua a fare – giustamente- per i dischi dei Fates anni ’80).

            (in reply to Riccardo Manazza)
          • Riccardo Manazza

            Però mi pare che la tua faccia comunque troppo affidamento su ciò che tu ritieni progressive, per tuo gusto ed esperienza, non su ciò che è stato il progressive per la storia. Se partiamo dal campo il progressive è nato come definizione per indicare un movimento ben specifico, con caratteristiche condivise, tra cui l’uso di strutture libere, fughe strumentali, orchestrazioni di derivazione classica (il mellotron seriva a dare proprio questa idea), o di un uso diverso delle ritmiche ad esempio. Il tutto non mi pare sinceramente sia un’evoluzione di quanto fatto da band come Led zeppelin o Uriah Heep, ma proprio di un’altra cosa. Tant’è che hard rock e il progressive tradizionale sono in gran parte coevi, non successivi uno all’altro. Secondo me poi i Queensryche non sono affatto più prog dei Fates Warning, nè mi pare di averlo mai sostenuto in questa discussione. Se poi contestualizziamo cosa fosse il prog negli anni in cui il metal comincia ad andare verso sonorità più ricercate troviamo che band come Iq, Marillion, Pallas e in generale tutto il movimento definito neo-progressive, avevano mutuato dagli anni settanta (dai Genesis su tutti) le atmosfere, certe sonorità, un gusto per l’arrangiamento e perso però gran parte della sovrastruttura di complicazione strumentale. Come dici tu si tratta di un’idea, che è quello che o sostenuto io dicendo che non dipende da quanto è complicata la musica, ma proprio per questo hai ragione nel dire che awaken the guardian è un disco che ha già in sè l’idea prog (ed anche questo non l’ho mai negato), ed è stato uno dei primi album in questo senso, ma per me è ancora acerbo (cambi di tempo o di atmosfera fin troppo repentini e spigolosi, ad esempio) e con moltissimi legami con il metal classico e con certi aspetti dell’hard rock anni settanta. Detto ciò non mi pare che Parallels sia poi così tanto più semplice, di sicuro non lo è concettualmente e denota molta fantasia e studio nell’uso delle ritmiche e degli arrangiamenti che lo rendono originale e molto raffinato. A me pare si melodico, ma totalmente diverso dal metal melodico che tu mi hai citato come termine di paragone. Usa più spesso il formato canzone? Vero. Per me si tratta però di un’evoluzione più matura che porta a compimento il discorso iniziato proprio con “Awaken The Guardian”, limando nel tempo tutte le spigolosità metal, per portare la band su territori ancora più moderni e innovativi che infatti avranno molta influenza su quanto fatto poi da altre band negli anni successivi (ovviamente non i Dream Theater che già esistevano e che avevano creato tutto un loro stile). Per finire, certo che io mi rendo conto delle differenza tra mekong delta e megadeth, o tra fates warning e Mercyful fate, ma se parliamo solo di “portare l’heavy metal verso una ricerca ritmica, melodica e strutturale più complessa e cerebrale (richiamando la musica colta e “certo” jazz)”, non mi pare che “Don’t Break The Oath” o “Peace Sells” rimangano un passo indietro rispetto ad “Awaken The Guardian”. Se invece parliamo di stato mentale, idea di progressione etc… credo che anche gli stessi Fates Warning pensassero ai dischi successivi come a qualcosa che andasse oltre a quelli incisi prima. Considerato poi che i termini sono convenzioni con i quali capirsi, non capisaldi incrollabili, probabilmente per quello che è il tuo immaginario del termine progressive si crea un’idea di un certo tipo. Mi permetto però di dire che non si tratta di una visione indiscutibile, ma di un’interpretazione personale. Evidentemente io ne ho un’altra, basata probabilmente su canoni diversi, e così tante altre persone.

            (in reply to The Passenger)

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