Fates Warning – Recensione: Long Day Good Night

Presenza pressoché costante nel panorama progressive metal degli ultimi 35 anni i Fates Warning svelano finalmente ai propri fan il frutto di un lavoro lungo due anni, che si è tradotto nel loro album più lungo di sempre “Long Day Good Night”, che sin dal titolo suona come un sinistro commiato, visto che molti vociferano questo possa essere l’ultima fatica in studio.

Un album di 72 minuti necessita chiaramente di vari ascolti per poter essere adeguatamente assorbito ma possiamo già dopo i primi passaggi dirvi che ci troviamo di fronte ad uno dei loro lavori più variegati; nonostante l’anima heavy e quella più delicata/malinconica siano da sempre entrambi tratti distintivi della musica degli americani qui si va ancor più nel profondo isolando queste caratteristiche in passaggi ben distinti. Appena rincasati presso Metal Blade, nella primavera 2019 i nostri hanno iniziato a comporre l’album… o meglio, come al solito, i leader Jim Matheos e Ray Alder si sono fatti carico di tutta questa fase… ormai a distanza visto che i membri dei Fates Warning vivono sparpagliati per gli Stati Uniti e Alder in Spagna dove, in pieno lockdown, e con qualche stratagemma fuori legge per il periodo (si muoveva su un Van verso lo studio e ci si chiudeva dentro tutto il giorno) è stato costretto a terminare le sue parti vocali in fretta e furia per evitare che l’album fosse rimandato a data da destinarsi.

Dopo una lunga parte atmosferica “The Destination Onward” arriva dritta al punto grazie al drumming iperteso di Bobby Jarzombek (sentite la cassa) e un Ray Alder decisamente ispirato; “Shuttered World” e “Alone We Walk” sono invece tra le tracce più dirette dell’album, in linea con lo stile degli ultimi due album… la prima con un grande assolo (presumo del collaboratore ormai di lunga data Mike Abdow anche se non sono in possesso dei credits) la seconda con grandi parti di percussioni.

Alcune tracce della parte centrale non avrebbero sfigurato nel periodo 1994/1997 dei nostri pur non essendo composizioni memorabili, però i Fates Warning sono il classico esempio dove propendere ad una rivalutazione critica diventa fisiologico (ricordo le mie prime tiepide impressioni su “Theories Of Flight” poi spazzate via dalla consapevolezza della profondità artistica celata in quei pezzi). Per il momento il pezzo più a fuoco di questa parte centrale della scaletta sembra “Begin Again” ma diamo tempo al tempo.

Gavin Harrison (The Pineapple Thief, King Crimson ed ex-Porcupine Tree), che in passato ha collaborato con Matheos nel sottovalutato progetto OSI, è ospite su “When Snow Falls” senza peraltro dare piena dimostrazione del suo enorme bagaglio tecnico. Bel pezzo invece “Liar”, straight al punto giusto ma dalle melodie sinuose che ne fanno una composizione che avremmo visto bene su “Parallels”. La lunga e contorta “The Longest Shadow Of The Day” parte con un bello showcase di Joey Vera al basso (quest’anno sul mercato anche col quadrato “Punching The Sky” degli Armored Saint), un approccio alla materia jazz FW style per poi evolvere nell’ennesimo riff azzeccato di Matheos (forse il migliore dell’album) che come un novello Tony Iommi fa decollare la band in un tourbillon di note e momenti diversi tra loro ma estremamente efficaci.

Nella speranza che il titolo della traccia conclusiva non sia profetico ci congediamo per l’ennesima volta estremamente grati ad una band che fa parte ormai degli annali della musica heavy e progressive, che si conferma in gran forma (nonostante all’album si sarebbero potute tagliuzzare un paio di canzoni) e ribadisce ancora una volta uno spessore di prima classe che la rende imprescindibile per ogni amante della musica heavy con quel tasso di classe tipico degli immortali.

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Destination Onward 02. Shuttered World 03. Alone We Walk 04. Now Comes The Rain 05. The Way Home 06. Under The Sun 07. Scars 08. Begin Again 09. When Snow Falls 10. Liar 11. Glass Houses 12. The Longest Shadow Of The Day 13. The Last Song
Sito Web: http://fateswarning.com/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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