Fatal Destiny – Recensione: Palindromia

Sei brani completi a cui si aggiungono un intro e un outro sono il biglietto da visita con cui i veronesi Fatal Destiny si presentano al mondo. Un biglietto da visita, è doveroso confermarlo subito, che offre diversi spunti interessanti ma che contemporaneamente lascia in parte perplessi. Cominciamo però dagli aspetti positivi: non c’è dubbio, la band è composta da elementi che suonano magnificamente, nessuno escluso. Un’ottima padronanza della voce e le tastiere usate a profusione (tra l’altro le parti di tastiera sono state registrate nello studio di quel mostro sacro che è Derek Sherinian) inquadrano facilmente la band nell’ambito di un prog metal moderno ligio ai canoni del genere; scarseggiano forse i cambi di tempo tra un brano e l’altro, ma per il resto i brani, tutti stabili intorno ai cinque/sei minuti di durata, rispecchiano con fedeltà l’amore dei Fatal Destiny per il prog. La produzione, come sentiamo spesso fare per band italiane, mette la voce in primo piano e il fatto che i musicisti citino tra i loro punti di riferimento e di ispirazione due importanti personaggi come Michele Luppi e JT Terenziani ci fa capire ancora di più come i Fatal Destiny ambiscano a realizzare un lavoro con uno stile inchiodato nel presente. A chi quindi piacciono le sonorità più pesanti e moderne del prog, la produzione con la voce spinta in avanti e una serie continua di tecnicismi tra una parte strumentale e l’altra, il debutto della band veronese piacerà di sicuro.

Certo, se vogliamo pensare che il progressive non è tutto qui, si potrebbero fare delle piccole obiezioni. Prima di tutto, sembra che i Fatal Destiny nascano fondamentalmente come un progetto in studio, che non si è mai o quasi mai esibito dal vivo (ne sarebbe la riprova il fatto che nella loro pagina Facebook non esiste neanche la famigerata sezione degli eventi). Questa scelta non è certo nuova (quanti gruppi conosciamo che non escono mai dallo studio o dalla sala prove?), ma per una band emergente che ha voglia e bisogno di farsi conoscere in giro, forse il fatto di organizzare un release party o qualche concerto potrebbe essere un modo in più per farsi apprezzare per quelle che, lo ribadiamo, sono le loro doti indiscutibili. Sarà anche per questo, sarà per l’idea che il progetto potrebbe (ma naturalmente speriamo di no) rimanere solo un’astrazione e non concretizzarsi in sede live, fatto sta che tutti i brani di “Palindromia“, per quanto ineccepibili dal punto di vista tecnico, lasciano ben poco per quanto riguarda l’aspetto emotivo. In sostanza, siamo davanti a un prodotto perfetto dal punto di vista della preparazione teorica, ma molto meno riuscito dal punto di vista delle emozioni e, di conseguenza, del segno più profondo che i brani dovrebbero lasciare negli ascoltatori; il che potrebbe anche lasciare indifferente, ma potrebbe anche far correre il rischio di far dimenticare il progetto con la stessa velocità con cui lo si è apprezzato per i suoi aspetti positivi.

fatal destiny palindromia

Voto recensore
6,5
Etichetta: Andromeda Relix

Anno: 2016

Tracklist: 01. Palindromia

02. Beyond Dreams

03. Leave Me Here

04. The Gate Of Time

05. Feel Alone

06. Dear Amy

07. Human Factory

08. No Devil Lived On
Sito Web: https://www.facebook.com/fataldestinyofficial/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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