Apotheosis – Recensione: Farthest From The Sun

In attività fin dal remoto 1993, i maltesi Apotheosis hanno alle spalle un’impressionante serie di demo, nei quali il main man della band (tale Sauron- nick che denota una fantasia sconvolgente, se mi consentite un’ annotazione tra il serio ed il faceto) ha sempre cercato di miscelare il black metal più puro con l’elettronica spinta e con quella d’ atmosfera. Addirittura in alcune delle sue cassette promozionali il nostro ha evitato l’uso di chitarre, affidandosi completamente alle programmazioni delle tastiere. Non è il caso di questo CD, che costituisce il suo esordio nel mercato discografico “di massa” per la prestigiosa Nocturnal Art Productions, etichetta che, come sanno anche i sassi, appartiene all’ex-membro degli Emperor Samoth, e che stampa i cd dei Limbonic Art. Anche se nelle registrazioni di questo album la mente pensante del gruppo ha utilizzato chitarre e basso autentici, si sente molto che al ragazzo piacciono parecchio i Tangerine Dream,formazione di riferimento per quanto riguarda la musica elettronica. Molti dei suoni di tastiera, preponderanti nel suo modo di concepire la musica, escono pari pari dai dischi del trio tedesco Franke/Froese/Baumann incisi in tempi andati, periodo “Tangram” o “Force Majeure”. Il miscuglio che Sauron ottiene incrociando questo tipo di sonorità con il black metal, anche se affiorano influenze thrash e death a tratti, è di sicuro interesse ma esiste comunque un problema di fondo che secondo me dovrebbe farlo riflettere: se non consideriamo il pezzo d’apertura “Victory”, completamente suonato alle tastiere e che si può considerare una intro anche se dura circa sei minuti, pubblicare altri quarantaquattro minuti di musica suddivisi in solo tre brani secondo me è un errore. Ci sono dei tratti in cui il riffing, accompagnato da tutti i sofisticati arrangiamenti che il compositore è solito usare e con buoni risultati, è trascinante, esaltante, insomma regge tranquillamente il confronto con i label-mates Limbonic Art, punti di riferimento nel campo del symphonic black metal; ma ci sono tante, troppe cadute di tensione, quasi come se avesse voluto comporre brani così lunghi appositamente e incon-trovertibilmente, non perché tali gli sono venuti avendo moltissime idee da collocare nella stesura del pezzo. E’ per siffatto motivo che questo è un disco molto difficile da ascoltare, l’ attenzione tende a tratti a scemare per poi essere risvegliata appena il nostro orecchio capta una nuova esaltante sezione. Il disco ne contiene diverse, sia nei sedici e rotti minuti del secondo pezzo “The maimed god”, che ha un ottimo riff d’apertura di cui vantarsi nonché alcuni fraseggi collocati in varie sezioni della suite impostati su ottime melodie quasi epiche, molto “metalliche” se proprio non possiamo affrancarci da questo clichè; sia anche nella conclusiva “Kingdom”, pur essa abbondantemente oltre il quarto d’ora mentre se fosse stata di 7/8 minuti adesso staremmo parlando di un capolavoro…idee ce ne sono, moltissime, talvolta fin troppe! Però le sfrutta in modo un po’ dispersivo, abbassando d i un paio di punti la valutazione complessiva del disco che, ripeto, avrebbe potuto essere più alta se solo avesse saputo condensare il suo genio e la sua ispirazione in pezzi meno forzatamente magniloquenti.

Voto recensore
7
Etichetta: Nocturnal Art / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: 1) Victory 2) The Maimed God 3) Raise the Dragon Banner 4) Kingdom


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