Forti di una verve creativa mai sopita che ha trovato terreno fertile in uno stile sempre più intimista e malinconico tornano sugli scaffali gli Anathema con una produzione direttamente riconducibile all’acustico “Hindsight” di qualche anno fa; tanto la precedente uscita era in prevalenza acustica tanto questo “Falling Deeper” è assolutamente vicino alla musica classica, anche grazie alla collaborazione con un’orchestra di 26 elementi.
La band di Liverpool infatti, a solo un anno di distanza dal capolavoro “We’re Here Because We’re Here” (riproposto quasi in toto qualche sera fa al “Veruno Prog Festival” in provincia di Novara) decide di riproporre vecchi brani del proprio repertorio, quelli più datati risalenti all’epoca in cui i nostri flirtavano con la materia doom su “The Crestfallen EP”, “Serenades” e “Pentecost III” e lo fa puntando su una riproduzione acustico/orchestrale in buona parte strumentale che dividerà ancor più nettamente i fan della prima ora da quelli che si sono avvicinati a loro negli ultimi anni. Ed infatti da parte nostra non possiamo esimerci dall’avvertirvi che un album così strutturato ed atmosferico è difficilmente affrontabile senza la giusta predisposizione d’animo anche se in esso la classe dei fratelli Cavanagh non viene per nulla scalfita; ovviamente in un contesto simile hanno buon gioco la voce di Lee Douglas e dell’ospite Anneke Van Giersbergen su “Everwake” anche se l’apogeo si ha nel finale con una “Sunset Of Age” da applausi.
Non per tutti…











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