Falconer – Recensioni: From A Dying Ember

Mancavano da ben sei anni gli svedesi Falconer, da quell’ottavo album in studio, “Black Moon Rising” che certamente spiccava per solidità e compattezza. E poi il silenzio. Band molto particolare, nata sulle ceneri dei Mithotyn, ma senza il loro elemento più estremo e veloce (tra folk, viking e death/black metal), e virante verso un power metal fortemente folkish e “benedetto” dalla voce particolarissima di Mathias Blad, che non è e mai sarà un vocalist metal, ma attore di teatro, e performer di musicals, titolare di un timbro caldo ed espressivo, che ha sempre elevato la band da un “livello medio”, che ogni tanto ha sfiorato i Falconer.

Dopo il fortunato esordio del 2001 ed il seguito, l’acclamato “Chapters from a Vale Forlorn” dell’anno successivo, Blad esce dal gruppo, sempre in modo amichevole, ed i Falconer assumono uno screamer metal canonico, per due album purtroppo dimenticabili. Mathias tornerà nel 2006 con “Northwind” e la band torna in pista, grazie a dischi che alternano sempre grandi melodie folk e ritmiche possenti, ed esperimenti notevoli come “Armod” del 2011, cantato interamente in svedese.

Se pensiamo a cosa sia mancato per questo gruppo molto originale verso la strada del successo, quel pizzico di “qualcosa in più” per unirsi ai grandi del metal, possiamo facilmente affermare che, nelle rare occasioni in cui si sono proposti dal vivo (erano nati come un progetto soprattutto “da studio”), si è notata una presenza scenica abbastanza rigida e poco coinvolgente, insieme ad un riffing chitarristico molto suggestivo ma non privo di ripetitività e di un senso a volte troppo forte di “deja vu”.

Malgrado queste osservazioni, che rimangono, siamo felici di accogliere questo nono “From A Dying Ember”, sempre curato nei suoni dall’ottimo Andy LaRocque, e che si offre con una formula più eterogenea e melodica rispetto al predecessore. La velocità del passato viene toccata soltanto nel singolo “Desert Dreams” (che potrebbe essere uscito dall’esordio del 2001) e nella lunga e tortuosa “Rapture”, che chiude il disco tra riffs acidi e blast beat stordenti, ed una struttura quasi labirintica. Non mancano tributi all’’hard rock anni settanta, con hammond protagonista, come in “Thrust The Dagger Deep”, resa ancora più suggestiva da maestose armonie corali.

Nel resto dell’album viene prediletto l’impatto morbido e madrigalesco, come nel mid tempo addolcito di romanticismo di “Kings and Queens”, oppure nella ballata dolente in “Bland Sump Och Dy”. “Fool’s Crusade” parte con un ispirato pianoforte e poi si indurisce perdendosi un po’. “Regal Attire” torna fiera e sugli scudi con un coro di rara possanza, al contrario della elegiaca “Rejoice The Adorned”, dove trionfa la vocalità delicata e intensa di Mathias Blad. Tra molti alti e qualche basso, “From A Dying Ember” rappresenta un ottimo compendio dello stile della band e di cosa la renda comunque unica ed originale. Il canto del cigno dei Falconer, perchè così è stato rivelato dal leader Stefan Weinerhall poco prima dell’uscita del disco, che rimarrà l’ultimo atto del Falconiere. E dopo sarà solo silenzio, mentre nel cielo le Ali della Serenità si libreranno senza più confini e limiti.

Etichetta: Metal Blade

Anno: 2020

Tracklist: 01. Kings And Queens 02. Desert Dreams 03. Redeem And Repent 04. Bland Sump Och Dy 05. Fool’s Crusade 06. Garnets And A Gilded Rose 07. In Regal Attire 08. Rejoice The Adorned 09. Testify 10. Thrust The Dagger Deep 11. Rapture
Sito Web: https://www.falconermusic.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login