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Fabio Rossi – Recensione: Quando il Rock divenne musica colta: Storia del Prog

Il romano Fabio Rossi ama il progressive in modo quasi viscerale, con una profonda predilezione per quello inglese della prima metà degli anni ’70. Con questo presupposto, l’autore ha voluto analizzare in tutte le sue recondite profondità il senso del prog, come questo genere è nato, si è sviluppato ed è imploso su se stesso pochi anni dopo, lasciandoci per fortuna una serie di autori e di brani tuttora validi e preziosi. E’ in sostanza questo il presupposto alla base del libro “Quando il Rock divenne musica colta: Storia del Prog“, un saggio breve e che si legge con piacere, che non ha l’intento di raccontare tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere sul genere, quanto piuttosto di dare un’infarinatura generale a chi si approccia per le prime volte ad esso. Il prog è un genere colto, e Fabio Rossi è entrato talmente tanto nel suo spirito che a sua volta scrive adoperando un linguaggio colto e mai banale. Il suo saggio procede in modo lineare esplorando per prima cosa le origini del genere, come questo si distacca dal beat inglese con alcune band che non si possono definire del tutto appartenenti al prog, ma che ne anticipano diversi aspetti, fino a quei gruppi che ancora oggi si nominano per primi quando se ne parla. Segue un’analisi dei cosiddetti “gruppi mito”, sempre esponenti del prog inglese, ricordiamolo, attraverso i loro album più significativi: entriamo quindi più nel dettagli della carriera di band come Genesis, Emerson Lake & Palmer, Pink Floyd, Gentle Giant, King Crimson e così via. Il saggio esplora anche i motivi per cui questo genere si è afflosciato su se stesso nel giro di pochi anni (e la tesi riportata è che, a conti fatti, non sia stata tutta colpa dell’altrettanto effimera esplosione del punk) e si chiude con una guida per neofiti in cui si consigliano una valanga di album imprescindibili per chi vuole avere un approccio esaustivo al genere.

L’unico difetto che si può riscontrare nel libro (che, ricordiamo, è scritto in modo molto chiaro ed è arricchito da ricordi e considerazioni personali che gli over 40 potranno sicuramente fare propri, come l’emozione che si provava quando si ascoltava per la prima volta un vinile appena acquistato) è il fatto di essere un po’ troppo “di parte”, propendendo in modo netto per il progressive inglese. Quella che è stata l’ondata di rinascita del genere e l’arrivo di una spinta anche da oltre oceano, o da Paesi diversi dal Regno Unito, viene ricordata ma liquidata in poche pagine. Per quanto riguarda l’Italia, le si riconosce il merito di avere sviluppato la seconda ondata di prog più importante dopo quella inglese, ma se ne parla sempre con un leggero tono di sufficienza. Pazienza, sono gusti…l’opinione è che, magari, si sarebbe potuto sforbiciare qualcosa qua e là dalla lunga parte dedicata al prog inglese (importantissimo a sua volta, ci mancherebbe), magari in quelle pagine che riportano per intero i testi di alcuni brani delle band britanniche più importanti, a favore di un’esplorazione più dettagliata di quello che è accaduto e sta accadendo tuttora dalle nostre parti. In ogni modo, questo saggio può essere una buona introduzione per chi volesse approfondire la sua conoscenza di un genere che, nonostante tutto, resiste alle mode effimere e ha ancora un suo spazio autonomo per i fan di tutto il mondo; a questo proposito, conosciamo un fan giapponese, evidentemente ben fornito a livello pecuniario, che è venuto in Italia già diverse volte per assistere ai concerti dei piemontesi Locanda delle Fate. Se non è passione questa…

Quando-il-Rock-divenne-musica-colta-Storia-del-Prog

Voto recensore
7
Etichetta: Chinaski Edizioni

Anno: 2015


anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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