Extol – Recensione: Extol

Tornare a parlare di una band come gli Extol è un piacere inaspettato. Da quando nel 2007 i Mantric si erano formati sulle ceneri di quello che era rimasto della band autrice del bellissimo “The Blueprint Dives” ben pochi avrebbero scommesso su questo rientro a pieno regime. Ed invece il redivivo Ole Børud ha in qualche modo fatto il miracolo; insieme ad altri due membri fondatori come Peter Espevoll e David Husvik ha rimesso in piedi il progetto recuperando le coordinate originali del gruppo che invece il citato “TBD” aveva in qualche modo evoluto (ricordiamo che Børud era già fuoriuscito).

Si torna quindi a parlare degli Extol come una band legata al movimento metal estremo, con un reinserimento corposo della voce in growl e un riffing spesso aggressivo e comunque molto metallico che rimanda in più momenti ad un’altra straordinaria band di dichiarata fede cristiana come i Believer.

Nel DNA del gruppo c’è però da sempre anche la parte progressiva, così come i frequenti passaggi malinconici e le atmosfere cupe. Ed è proprio grazie a questa miscela originale che gli Extol riescono ancora una volta a costruire una sequenza di canzoni che mescolano elementi diversi, creano accostamenti e sovrapposizioni armoniche di grande efficacia e altrettanto ampio ardire artistico.

L’uso ripetuto di cori di stampo marcatamente melodico, vicino quasi al pomp-prog rock, per spezzare la durezza delle parti più estreme è probabilmente la novità più evidente di questa nuovo percorso e si presenta in forme diverse in quasi tutti i brani.

In modo evidentissimo e molto ampio ad esempio in “Open The Gates”, ma anche solo il ritornello di “Wastelands”, o l’incipit di “Behold The Sun”, stupiscono per l’abilità con cui si risolvono contrasti sulla carta quasi impossibili.

C’è moltissima carne al fuoco e spesso la band lavora attraverso una composizione stratificata di armonie dalla musicalità differente che richiedono molta attenzione per essere colte e apprezzate a dovere (sentite ad esempio un brano come “A Gift Beyon Human Reach”). La qualità praticamente perfetta della registrazione è in questo senso di grande aiuto e permette di accorgersi di dettagli che altrimenti rischierebbero di essere sottovalutati.

Non si tratta quindi di un opera di facile ascolto o digeribilità, ma “Extol” rimane un album dall’espressività straordinaria che svela nel procedere degli ascolti molteplici sfaccettature e particolari sempre nuovi. In fondo quello che ci aspetta dal lavoro di una band come gli Extol.

Voto recensore
8
Etichetta: Indie Recordings

Anno: 2013

Tracklist:

01. Betrayal
02. Open The Gates
03. Wastelands
04. A Gift Beyond Human Reach
05. Faltering Moves
06. Behold The Sun
07. Dawn Of Redemption
08. Ministers
09. Extol
10. Unveiling The Obscure


Sito Web: https://www.facebook.com/ExtolOfficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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