Exorcism – Recensione: World Of Sin

Gli Exorcism sono la band del cantante serbo Csaba Zvekan, noto agli amanti del metal e gli addetti ai lavori per aver partecipato a progetti come Killing Machine (con cui non ha però mai inciso nulla) e Raven Lord. Sotto il monicker Exorcism il nostro si dedica ad un metal corposo e potente, molto vicino a quanto proposto dai Black Sabbath nel periodo con Tony Martin o dalla band di Ronnie James Dio nei dischi più moderni.

Se pur priva di spunti particolarmente personali la proposta di Zvekan è sicuramente meritevole, soprattutto alla luce della buona qualità del lavoro dal punto di vista tecnico e strumentale (sul disco ci sono anche musicisti di spessore come Joe Stump o Mistheria), ma anche perché il nostro dimostra di possedere le doti vocali adeguate a far rendere il genere e la canzoni riescono in qualche modo a tenere alto il livello di attenzione, nonostante siano del tutto scontate nella struttura compositiva.

Il vantaggio sta forse nel fatto che cinque pezzi non sono molti da digerire e anche se più o meno si assestano tutti su tempi medi la fatica ad arrivare in fondo non si sente. Particolarmente riuscite sono “World Of Sin”, piccolo esempio di manuale del doom metal, ma anche la suadente “Sahara” (qui siamo veramente vicini a certe cose soliste di Dio) e la lenta e misteriosa “Black Star”, non priva di un retrogusto epico che sta sempre bene abbinato a certe sonorità.

Nel complesso nulla di impressionante, onestamente, ma comunque un’uscita underground di buona fattura che agli amanti del genere potrebbe sicuramente risultare di piacevole ascolto.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Dream Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. World In Sin
02. Black Day In Paradise
03. Virtual Freedom
04. Sahara
05. Black Star


Sito Web: https://www.facebook.com/exorcismband

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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