Dark Suns – Recensione: Existence

Ultimamente si è fatto un gran vociferare intorno al nome dei tedeschi Dark Suns (anche perché saranno l’opening act per il primo imminente tour da headliner dei Pain Of Salvation); ad osservare infatti i vari flyer e sticker pubblicitari affissi in ogni dove si avrebbe come l’impressione di trovarci di fronte alla new sensation del metal contemporaneo visto che vengono azzardati paragoni con gruppi di gran valore come Pain Of Salvation stessi, Porcupine Tree, Opeth, Katatonia, ecc…Diciamo che esistono molti punti di contatto con le succitate band ma per ora nulla più!!! I Dark Suns infatti lungo tutta l’estrema durata di questo nuovo ‘Existence’ (77 min. ca.) non riescono mai a convincere in toto dimostrando di non aver ancora metabolizzato a dovere le varie influenze che hanno dato vita al loro stile.

Musica decisamente malinconica e “gothic” quella dei teutonici sorta di ibrido tra i connazionali Disillusion (‘A Slumbering Portrait’), gli Anathema deturpati dal loro pathos (‘Patterns Of Oblivion’) e soprattutto i già citati Pain Of Salvation…sia musicalmente che per la suddivisione del concept in capitoli (qui chiamati “allegorie”). Come evidenziano adeguatamente pezzi come ‘The Euphoric Sense’ e ‘One Endless Childish Day’ la vicinanza con gli svedesi è notevole anche per alcuni accorgimenti tecnici: l’uso di tempi dispari, le parti soliste di chitarra che tendono al minimalismo e la “sofferenza” dell’interpretazione vocale di Niko Knappe; certo quest’ultimo se la cava decisamente meglio sullo strumento (batteria) che nella prova dietro al microfono (‘Her And The Element’) anche in virtù dell’inevitabile parallelo proprio con fuoriclasse del calibro di Daniel Gildenlöw o Vurtox. Il difetto di ‘Existence’ risiede nel fatto di come, nonostante alcuni momenti di sfoggio di innegabile talento, manchino veri e propri passaggi trascinanti sia per ciò che riguarda l’agilità e velocità esecutiva, sia per lo sviluppo non scorrevole di buona parte delle composizioni. Non solo difetti comunque: è altresì vero infatti che i momenti riusciti di questo CD (‘Anemone’ ad esempio o la Opeth-style ‘Gently Bleeding’ ) sottolineano i pregi di una band forse ancora immatura, in cerca di una sound più personale ma con molte frecce al proprio arco evolutivo.

Voto recensore
6
Etichetta: Prophecy/Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist:

01. Zero

02. A Slumbering Portrait

03. The Euphoric Sense

04. Her And The Element

05. Daydream

06. Anemone

07. You, A Phantom Still

08. Gently Bleeding

09. Abiding Space

10. Patterns Of Oblivion

11. One Endless Childish Day


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