Oceansize – Recensione: Everyone Into Position

‘Effloresce’ era il classico debutto che non ti aspetti: come un fulmine a ciel sereno, gli Oceansize esordivano con un album che sapiva rapire sin dal primo ascolto, convogliando al suo interno in un unico e fluido magma sonoro le più diverse influenze, dai Tool al progressive passando per il “pop rumoroso” dei primi ’90, rientrando a piene mani nel novero di quelle band dalla difficile classificazione come Biffy Clyro o Aerogramme, non a caso provenienti tutte dal Regno Unito.

Riconfermando il loro stato di salute con il buon mini ‘Music For Nurses’, gli Oceansize con ‘Everyone Into Position’ sono chiamati alla proverbiale prova del nove, per dimostrarsi band in grado di continuare a stupire: aspettative che forse sono state in parte disattese, complici anche il venire meno dell’effetto sorpresa e il duro compito di replicare quanto di buono fatto in passato.

Dieci composizioni intricate e lunghe, in cui si rileva sempre (e questo è un difetto condiviso con l’esordio) una certa pretenziosità di fondo che ogni tanto non aiuta le composizioni a decollare, con la band sempre attenta a conciliare aperture melodiche, si veda il singolo ‘Heaven Alive’ o la placida ‘Meredith’, e sferzate più violente (come in ‘A Homage To Shame’ e ‘No Tomorrow’), sfiorando poi addirittura territori quasi post-rock o giocando con spunti elettronici.

Una buona riconferma, ma forse non il salto di qualità che si poteva e doveva pretendere: restano sempre una band dalle enormi potenzialità, ma forse a questo giro non del tutto a fuoco.

Voto recensore
7
Etichetta: Beggars Banquet/Self

Anno: 2005

Tracklist: 01.The Charm Offensive
02.Heaven Alive
03.A Homage To Shame
04.Meredith
05.Music For A Nurse
06.New Pin
07.No Tomorrow
08.Mine Host
09.You Can’t Keep A Bad Man Down
10.Ornament/The Last Wrongs

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