Every Time I Die – Recensione: Low Teens

Un gruppo dalle indubbie qualità, gli Every Time I Die, che nei sette album precedenti questo “Low Teens” sono riusciti a raccogliere consensi e a guadagnare credibilità pezzo su pezzo, fino a giungere ad oggi (per la terza volta su Epitaph Records) pronti a far esplodere nuovamente le casse acustiche.

Un abum che mostra ancora da vicino le cicatrici di un’esperienza provata dal vocalist Keith Buckley (una complicazione di gravidanza della sua compagna) qui sublimata in emozioni musicali con l’aiuto di Jordan Buckley (chitarra solista), Andy Williams (chitarra ritmica), Stephen Micciche (basso) e Daniel Davison (batteria): un matchore dalle forti tinte southern metal, quello che si snoda attraverso queste tredici tracce aperte da “Fear And Trembling”, introdotta da dissonanze di chitarra che accompagnano una voce tirata e variazioni di tempo dinamiche che conducono a una parte rallentata con evoluzioni microfoniche meno esasperate; “C++ (Love Will Get You Killed)” mette in mostra una vena più melodica e stupisce per la potenza ritmica (specie nel finale), che si rivelerà essere uno dei punti vincenti di “Low Teens”. La rockeggiante “Two Summers” è più canonica e classica nei riff, con un basso corposo e un finale che più southern non si può e che va a precedere “Awful Lot”, dall’inizio stoner e dalle chitarre che imbastiscono un carosello di melodie a diverse tinte che si stemperano in un finale con un pianoforte retrò.

Il thrashcore domina “I Didn’t Want To Join Your Stupid Cult Anyway” e “It remembers” vive di post grunge e riff blueseggianti; torna la schizofrenia screamo unita alla vena irruenta dell’hardcore in “Petal”, mentre “The Coin Has A Say” si fa notare per un groove che entra subito in testa e per l’inciso parlato. “Religion Of Speed”, pezzo più lungo, si apre con un arpeggio veloce di acustica molto sinistro e grazie al suo ritornello spiazzante con melodia stoner e al suo finale più ragionato sale sul podio con merito; fucilate di riff metal e nevrosi assortite sono le bandiere sotto le quali si possono trovare “Just As Real But Not As Brightly Lit” e “1977”, prima del finale più melodico di “Map Change” chiusa con un fadeout per chitarra e voce e che testimonia per l’ennesima volta la poderosissima prova della seione ritmica.

Gli Every Time I Die portano al pubblico un album sofferto, dal punto di vista lirico e musicale, che riesce a far allineare le schizofrenie sonore e d’animo qui insite con quelle di chi si avvicinerà all’ascolto di “Low Teens”, un’ottima prova a nervi scoperti e col cuore in mano, senza paura alcuna.

Every Time I Die Low Teens

Voto recensore
7,5
Etichetta: Epitaph Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Fear And Trembling 02. Glitches 03. C++ (Love Will Get You Killed) 04. Two Summers 05. Awful Lot 06. I Didn’t Want To Join Your Stupid Cult Anyway 07. It Remembers 08. Petal 09. The Coin Has A Say 10. Religion Of Speed 11. Just As Real But Not As Brightly Lit 12. 1977 13. Map Change
Sito Web: http://everytimeidie.net/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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