Catamenia – Recensione: Eskhata

I finlandesi Catamenia, arrogatisi il diritto di definirsi autori di nordic black metal, ritornano sulle scene con un quarto album che conferma una maturità compositiva di tutto rispetto. La band propone un black metal molto catchy e melodico, drappeggiato da suggestioni epiche. La produzione dell’album, pulita, permette di assimilare degnamente le idee partorite dalla mente dei musicisti. Certamente questo platter manderà su tutte le furie (o verrà ignorato…) dai purtisti del black più oscuro e oppressivo, ma potrà aggiudicarsi, al contrario, molti nuovi fan, anche fra gli ascoltatori di metal classico (superato l’ostacolo della voce “sporca”). Infatti le melodie ed il riffing, come nel caso dell’opener e della seconda song, ossia ‘Storm’ e ‘Rain Of Blood’, è spesso molto simile alla tipica impronta classic metal. Inoltre consideriamo anche l’apporto, nei cori più epici, della voce “pulita” di Ari (anche chitarrista), che contrasta ed arricchisce la brutalità dei growl di Mika. Se i primi tre brani, tutti ottimi, sono diretti e di facile assimilazione, voglio poi anche citare gli ultimi tre pezzi, ‘Time In My Hands’, ‘Beyond the Starlight’ e la title-track, epici e maestosi, degni di rappresentare al meglio la melodia e il fascino del black più “diretto”; anche le parti quasi folk e acustiche, così come i sapienti inserti di tastiera, determinano il successo di queste ultime composizioni. Al contrario, i brani centrali non sono nulla di speciale e si perdono nell’anonimato. In definitiva ‘Eskhata’ è un album discreto, con idee che posson far presa sui blackster amanti della melodia, ma anche su molti metallari “tout court”.

Voto recensore
6
Etichetta: Massacre / Self

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Storm / Rain Of Blood / Flames / Vortex / Coexistence Circle / Landscape / Karma / Astral Tears / Time In My Hands / Beyond The Starlight / Eskhata


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