Eric Clayton – Recensione: A Thousand Scars

Diciannove anni sono passati in un’alito di vento per Eric Clayton, cantante e leader dei Saviour Machine, band americana di Christian Metal “evoluto” che certamente diversi di voi ricorderanno. Indefinibili, oscuri, gotici, contortamente sinfonici, ed infine, apocalittici, ci hanno rilasciato due album memorabili e poi una trilogia, “Legend”, basata sull’Apocalisse di Giovanni, detto anche Libro della Rivelazione, che chiude il Nuovo Testamento. Cinque dischi, dal 1993 al 2001, ed un progetto lasciato senza una conclusione, per motivi di salute di Clayton, costretto a mettere il silenzio sulla sua voce e sulla band, per circa dieci anni.

Nel 2012 i Saviour Machine tornano per un breve tour acustico in Europa, e la Massacre pubblica, senza il consenso della band, “Legend III: part 2”, che non è altro che una raccolta di demo non finiti, e decisamente poco soddisfacenti. Cinque anni dopo Eric Clayton, fisicamente ristabilito, sembra seriamente intenzionato, insieme al fratello e chitarrista storico Jeff, a riportare in auge la band, e si parla di nuovi concerti e di un album in lavorazione. Ma il destino cambia ancora le carte nelle mani di Eric, arriva per lui l’amore e di conseguenza, un trasferimento nella cara vecchia Europa, che sospende di fatto, una volta ancora, le attività dei Saviour Machine.

Nascono così gli “Eric Clayton and The Nine”, una band nata per supportare il cantante nei concerti, che, tra il 2018 ed il 2019 lo riporteranno on stage in Europa, e viene indetto un crowfunding per sostenere la lavorazione di un album solista, lungamente atteso. Nel frattempo, i due fratelli Clayton pubblicano “Decade”, un accorato omaggio all’arte di David Bowie, ed un buon modo per saggiare lo stato vocale di Eric, che non delude i suoi fans più irriducibili.

La passione è il segreto di questo “A Thousand Scars”, fortemente voluto da Eric e da chi ha sempre seguito la sua vena artistica, certamente unica, nel male e nel bene. Come dice il titolo, sono stati anni difficili e pieni di nuove cicatrici, e questi settantacinque minuti, divisi in quindici canzoni, sono il personalissimo racconto della ricostruzione, fisica e mentale, di un uomo. Non cerchiamo quindi una omogeneità stilistica in questo album, che vede l’apporto in fase compositiva ed esecutiva del fratello Jeff Clayton in quattro pezzi, quelli necessariamente più vicini alla band madre, ma anche il contributo del vecchio amico e tastierista Adam Pederson, ed il supporto discreto della sua nuova band. Ultimo ma rilevantissimo, ecco il tocco nella produzione di Devon Graves (si, il cantante dei Psychotic Waltz), che immerge Eric Clayton in un suono denso e sempre ben focalizzato, donandoci ogni possibile sfumatura della sua voce, il cui timbro è certamente più basso e grave degli anni della gioventù. Gli anni passano per tutti, inutile negarlo.

Questo però rende anche l’intensità del messaggio di Eric ancora più magnifica e potente, in questo viaggio sonoro di grande spessore compositivo e umano, dall’intenso inno iniziale di “The Space Between Us”, agli echi a là Saviour Machine della metallica e labirintica “Revelation Mine” e della pianistica e dolente “Where It Starts”. Ma, ogni canzone possiede un elemento, una parola, un suono, un coro, un “qualcosa” che la rende significativa nel percorso dell’artista. Ecco dunque le sorprendenti aperture melodiche di “In The Lines” e “New Man”, oppure il fluido flavour nel rock politicizzato di “American Whore”. C’è una forza quasi gospel nelle nuove canzoni di Eric Clayton, accentuata da cori femminili, con un atmosfera non distante da un certo Leonard Cohen, come nel dittico finale di “A Thousand Scars” e soprattutto in “The Greatest Of These”, anche se il cuore va tutto sulla preghiera soffusa di “Chasing Monsters”, spogliata all’osso, ed emozionalmente dirompente.

La ricerca musicale di Eric Clayton, oggi come ieri, potrà non essere per tutti, ma il valore artistico di questo progetto è assolutamente indiscutibile. “A Thousand Scars” è un disco raro, prezioso e che non può essere bruciato in qualche distratto ascolto. Valeva diciannove anni di attesa? La risposta è un SI, senza dubbi e condizioni.

Etichetta: Autoproduzione

Anno: 2020

Tracklist: 01.The Space Between Us 02.Revelation Mine 03.Where It Starts 04.In The Lines 05.A Man's Heart 06.Initiated 07.The Cages 08.Lacerations 09.Chasing Monsters 10.A Subtle Collapse 11.American Whore 12.Faithful Son 13.New Man 14.A Thousand Scars 15.The Greatest of These
Sito Web: https://www.ericclaytonandthenine.com/

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