Entrails – Recensione: Rise of the Reaper

Ci sono vari tipi di death metal, ma in genere quello di scuola svedese tende a mettere d’accordo tutti: via le armonie complesse, i palm-muting a manetta e l’ossessione per la brutalità, andiamo dritti al sodo. Gli Entrails furono fondati nell’ormai lontano 1990, ma si sciolsero nel 1998 prima ancora che i loro demo venissero commercializzati: dopo un decennio, il fondatore Jimmy Lundqvist rifondò la band con alcuni collaboratori, tra cui due membri degli Skogen, tirando fuori cinque prove modeste di death metal a base hardcore con accordature ribassate. Considerato il destino degli attuali Entombed, non dovrebbe stupire che un pezzo della loro fanbase abbia cambiato magicamente supporto a favore di questo gruppo…

Escludendo un intro e un outro in stile horror (com’è normale che sia), il loro sesto album, “Rise of the Reaper”, è una variante più lenta delle loro pubblicazioni precedenti, con qualche groove punk che si insinua fra il songwriting (“Miscreation”): ma non è quello il problema. Il vero problema è la produzione, che definire approssimativa è un eufenismo: gli strumenti sono digitalizzati e distrutti della loro naturalezza a favore delle alte frequenze, dando definizione solo ai piatti della batteria e la voce (entrambi invasi da riverbero fino a scoppiare), e con un pedale della cassa composto praticamente dal solo trigger. La cosa è assurda, dato che Dan Swanö è noto per essere un ottimo produttore e manager in grado di tirare fuori il meglio dalle band con cui lavora: evidentemente non tutte le ciambelle riescono col buco. Andando avanti con l’ascolto, si scoprono l’andamento pesante di “The Pyre”, l’epicità di “In the Shape of the Dead” e l’approccio spaccatutto di “Miscreation Death”, ma anche dei meri riempitivi (“Destruction”, “Crawl to Your Guts”, “Evils of the Night”): al contrario, la più lunga, “Cathedral of Pain” è un gioiello dalle tendenze doom che sembra addirittura estranea rispetto al resto delle canzoni.

Ad eccezione di qualche canzone che colpisce, “Rise of the Reaper” è un lavoro standard, come del resto lo sono gli Entrails. Dopo aver perso l’occasione di diventare un nome di punta come i Dismember o gli Hypocrisy, il minimo che possa fare il gruppo di Lundqvist è continuare la propria carriera in questo modo. A causa della cattiva produzione, non si può parlare di un gran lavoro come poteva essere “Tales from the Morgue”, ma di un proseguimento di quello che sembra sempre più un progetto solista che altro.

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Rise of the Reaper (Intro) 02. For Hell 03. Miscreation 04. The Pyre 05. In the Shape of the Dead 06. Gravekeeper 07. Destination Death 08. Destruction 09. Crawl in Your Guts 10. For Whom the Head Rolls 11. Evils of the Night 12. Cathedral of Pain 13. The End (Outro)

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