Entombed – Recensione: Bowels Of Earth

Lars Goran Petrov e soci hanno deciso di fare un disco che in buona parte farà felici i fan dei vecchi Entombed. Non che i due precedenti fossero poi così distanti dal taglio old school, ma davvero “Bowels Of The Earth” si potrebbe collocare con una certa facilità in mezzo agli album che la band madre ha prodotto nella prima parte della sua carriera. Intendiamoci, non stiamo parlando, almeno non solo, di una serie di canzoni in stile “Left Hand Path” (ci speravate voi integralisti, vero?!), quanto di un prodotto che si barcamena in modo piuttosto riuscito tra quelle influenze thrash/death/hardcore che furono l’origine negli anni ottanta addirittura dei Nihilist. Un suono per cui si è coniato il termine death’n’roll, che ancora oggi funziona bene per descrivere la musica degli Entombed A.D.

Pur senza sforzarsi di andare oltre allo schema base, brani come l’iniziale “Torment Remains”, la veloce “Elimination”, ma anche la più melodica title track o la più hardcore oriented (anche se varia molto nella parte centrale) “Burbon Nightmare”, sono probabilmente tra le cose più riuscite da questa incarnazione della band; in fondo non molto differente da quella che produsse l’ultimo capitolo Entombed, ovvero “Serpent Saints”. Colpisce nel segno il suono asciutto ed essenziale, ben calibrato tra un feeling underground e quella distorsione tipicamente swedish che tutti associamo istintivamente alla vecchia band.

Senza strabiliare i 36 minuti dell’album scorrono con fluidità e senza canzoni davvero deboli, piazzando più di una freccia vicino al centro pieno. Pur nella loro concisione pezzi come “Fit For A King” o “Through The Eyes Of The Gods” contengono infatti qualche variazione armonica che mette in mostra un certo studio e la voglia non fossilizzarsi sul troppo basilare e ipersfruttato tupa tupa. Interessante anche l’oscura e più dilatata “To Eternal Night”, che ha però il difetto di mettere l’accento sulla non del tutto inappuntabile prestazione vocale del leader Lars G. Petrov, che per quanto io consideri uno dei miti assoluti del genere, ha qualche difficoltà quando deve variare il timbro più rabbioso e non riesce a raggiungere le interpretazioni rilasciate in album come “Wolverine Blues” o lo stesso “Left Hand Path”. Non però in modo così marcato dall’inficiare un risultato finale che rimane più che buono, sicuramente all’altezza delle aspettative attuali legate al nome Entombed A.D..

Etichetta: Century Media

Anno: 2019

Tracklist: 01. Torment Remains 02. Elimination 03. Hell Is My Home 04. Bowels Of Earth 05. Bourbon Nightmare 06. Fit For A King 07. Worlds Apart 08. Through The Eyes Of The Gods 09. I’ll Never Get Out Of This World Alive (Hank Williams cover) 10. To Eternal Night

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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