Enforcer – Recensione: Zenith

Fallita cover band degli Iron Maiden, un gruppo di ragazzi nati in 30 anni di ritardo, una band onesta in studio quanto bestiale dal vivo, un connubio tra il vecchio stile NWOBHM e gli atteggiamenti e vestiario glam… chiamateli come vi pare. Gli svedesi Enforcer non hanno mai nascosto i loro evidenti punti di riferimento, ma va anche detto che, col tempo, si sono distanziati dal metal classico, folkeggiante e interamente basato sullo stile Iron Maiden (con un pizzico dell’imprevedibilità degli Heavens Gate e del fervore dei primi Tokyo Blade) dei primi due album, a favore di uno stile più personale, meno tecnico ma anche più simpatizzante ad atmosfere progressive nei successivi due. Per molti la produzione e il songwriting, entrambi devoti a quasi tutte le brand britanniche di quel periodo e in quel paese non erano un problema, confrontati con la scadente voce del fondatore e frontman Olof Wikstrand, il quale sicuramente non aveva mai preso una lezione di canto in vita sua al momento di registrare il loro album di debutto.

Le tendenze progressive già presenti nei primi due album (per ovvie ragioni come influenze relative), già rese più evidenti con “From Beyond”, rimangono le stesse in tracce separate… ma non costituiscono il ritratto principale dell’ultimo album del gruppo, “Zenith”. “Die for the Devil” è un mid-tempo sparato a 128 BPM con melodie hard rock, semplicità pop e produzione pulita e moderna: in poche parole, un po’ come se i Battle Beast volessero improvvisamente suonare uguali ai Bon Jovi. Oltre a quella, “Searching for You” sfodera fuori veloci d-beat in perfetto stile Motörhead, mentre “Sail On” e “One Thousand Years of Darkness” tirano fuori ritmiche coinvolgenti e melodie da pugno in aria: come se non bastasse, “Thunder and Hell” completa l’opera con ritmo in 189 BPM e divertenti controcanti nel ritornello  che ricordano i Dragonforce. Le tendenze progressive si trovano in tracce più lunghe, complesse, ma non per questo meno martellanti: “Zenith Of The Black Sun” (come non dimenticarsi di “Fear of the Dark” mentre la si ascolta) è la prima fra esse, “The End of an Universe” è una marcetta in perfetto stile Manowar, “Regrets” contiene una cantabile melodia vocale che starebbe benissimo in un disco AOR senza sfigurare, e “Ode to Death” include un intro con chitarre acustiche/elettriche in clean senza batteria e prosegue sulla falsa riga di pezzi epici come “Alexander the Great”, con tanto di colpi di gong finali.

In definitiva, comparato con i loro album precedenti, “Zenith” è notevolmente ispirato, convincente, ben prodotto e suonato (la prova vocale di Olof è la migliore mai sentita, con le dovute correzioni aggiunte) e che da solo seppellisce in un battibaleno le ultime esagerate prove in studio di Beast in Black e Battle Beast. Ci voleva solo un po’ di esperienza maturata per sentirli in questa veste: in poche parole, questo è il miglior disco degli Enforcer finora pubblicato, mai schiavo dei suoni del passato né di tendenze a perdersi fra orchestrazioni e sezioni strumentali dilatate un po’ a sbafo. E mentre gli Enforcer  continuano a viaggiare per il mondo con il loro tour, rimane questo buon disco e un piacevole ascolto in testa. Solo una domanda retorica: vale davvero la pena, per un gruppo del genere, aprire i concerti di Destruction, Warbringer, Dark Tranquillity e (santi numi) Swallow the Sun invece di altri artisti di stampo più classico?

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 01. Die For The Devil 02. Zenith Of The Black Sun 03. Searching For You 04. Regrets 05. The End Of A Universe 06. Sail On 07. One Thousand Years Of Darkness 08. Thunder And Hell 09. Forever We Worship The Dark 10. Ode To Death

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  1. TG HEAVY METAL (15-21 aprile) – Heavy metal – La storia mai raccontata

    […] Metallus ha battuto molti sul tempo e ha recensito subito l’ultima fatica degli svedesi Enforcer, tra i nomi di punta della cosiddetta NWOTHM. Si parla di “miglior album in carriera” e non è una dichiarazione da sottovalutare, visto che gli Enforcer hanno sfornato diversi lavori validi. Il primo singolo mi aveva deluso, sono quindi curioso di ascoltare l’album intero:http://www.metallus.it/recensioni/enforcer-recensione-zenith/ […]

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