Iron Maiden – Recensione: En Vivo

Difficile stabilire senza farsi tradire dal sentimento se un nuovo live degli Iron Maiden sia un regalo ai fan tra i più accaniti e fedeli in assoluto, o solo una mossa squisitamente commerciale di una band/azienda che non conosce crisi ed esporta in tutto il mondo. Sta di fatto che “En Vivo” arriva giusto in tempo per riaccendere la fame insaziabile di un pubblico metal sempre più attaccato ai propri idoli storici (e clamorosamente pigro quando si tratta di grattare la superficie alla ricerca di realtà di valore e nuove band).

Insomma, voi lì fuori volete ancora e sempre solo gli Iron Maiden! E questi vecchi marpioni sanno come accattivarsi le vostre simpatie. Un bel live registrato in terra sudamericana è in fondo quanto di più internazionale si possa immaginare da parte di una band “pandemica” come gli Iron e tornare verso casa con in mano il nostro bel dvd fresco di stampa in confezione di metallo mette addosso quel lieve tremore che solo le band che si amano veramente sono in grado di procurare.

E mettendo nel lettore il primo disco la magia si rinnova, come in un patto mai tradito i Maiden nella dimensione “En Vivo” riescono sempre a farsi amare. L’ambientazione e la qualità delle riprese sono straordinarie, in grado di restituire la grandezza dell’evento che può essere un concerto degli Iron in un paese che li adora. La folla oceanica e la stupenda qualità della produzione vengono indagate con da una regia attenta a farvi entrare a tutto tondo nell’atmosfera della serata, anche con la tecnica dello split screen che fa un po’ videclip e che non amiamo molto, ma che qui viene utilizzata con efficacia e sufficiente parsimonia.

La prestazione della band nel complesso è buona, ma forse non allo stesso livello di altri tour recenti del gruppo (il concerto immortalato in “Flight 666” è migliore secondo noi), ma forse è anche la scaletta colma di brani “nuovi” ad essere meno accattivante.

Le prime due tracce ricalcano, come da norma, l’incipit di “The Final Frontier” e nessuno ci toglierà l’idea che la title track e “El Dorado” siano due brani di scarsa spinta metallica. Fortunatamente il suono live ha più grip rispetto all’album e nel complesso le song degli ultimi anni guadagnano parecchio in questa veste. Oltre ai classici immortali sono infatti belle aggiunte dal vivo brani come “Coming Home” e “When The Wild Wind Blows” che insieme a must recenti come “Dance Of Death” e “Blood Brothers” riescono a tenere altissima la tensione emotiva del concerto per un pubblico in evidente visibilio. Sono in fondo sempre gli Iron Maiden sopra ad un palco e ben poco altro al mondo è in  grado di attirare l’attenzione dell’appassionato di metal come questo evento.

Il dvd due offre come piatto principale un ampio documentario sulla realizzazione del tour e scende non poco nei dettagli: una sorta di “How we made it” davvero ben fatto di cui non ha senso anticipare nulla, ma che non mancherà di piacere a chi è interessato a scoprire i retroscena di quella grande macchina che è la produzione targata Iron Maiden.

Un’uscita tutta da godere insomma!  E un live Dvd ancora davvero eccitante! Come sempre: Up the Irons!

Voto recensore
8,5
Etichetta: EMI

Anno: 2012

Tracklist:

DVD Disc 1 "Live at Estadio Nacional, Santiago" (durata circa 120 min)

1. Satellite 15

2. The Final Frontier

3. El Dorado

4. 2 Minutes To Midnight

5. The Talisman

6. Coming Home

7. Dance Of Death

8. The Trooper

9. The Wicker Man

10.Blood Brothers

11.When The Wild Wind Blows

12.The Evil That Men Do

13.Fear Of The Dark

14.Iron Maiden

15. The Number Of The Beast

16. Hallowed Be Thy Name

17. Running Free

Bonus Disc - DVD 2 "Behind the Beast" (durata circa 102 min)

1.Behind The Beast documentary

2.Satellite 15...The Final Frontier promo video (director's cut)

3.The Making of Satellite 15...The Final Frontier promo

4.The Final Frontier World Tour Show Intro


Sito Web: http://www.ironmaiden.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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