Eluveitie – Recensione: Ategnatos

A due anni dalla presentazione di “Evocation II”, gli Eluveitie ritornano sulla scena con questo album appena uscito dai meandri delle foreste svizzere. Il folk metal è un genere che piace molto per le sonorità melodiche e potenti, oltre che ai temi insoliti ed interessanti. Gli Eluveitie, con “Ategnatos”, hanno fatto molto, ma molto di più.
Folk Metal puro e semplice. “Ategnatos” potrebbe essere considerato lo stereotipo fatto canzone di questo genere. L’intro di flauto ci porta direttamente nei fitti boschi neri della Svizzera. Chitarre aggressive e batteria martellante, poi, accompagnano il growl di questa canzone. Il ritornello è un capolavoro, a metà tra l’aggressività del metal estremo ed il melodico del folk. Il cantante e polistrumentista Chriegel Glanzmann ci spiega: “Ategnatos è il termine gallico per rinascita. Alla mente acuta, indica la chiave nascosta, da lungo tempo dimenticata, per cambiare e rinnovare il mondo. Prima della sofferenza c’è beatitudine, oscurità prima della luce”.
Camminiamo sotto la pioggia in “Deathwalker” accompagnati dal melodico flauto di Chriegel. Un riff di chitarra, flauto, cornamusa e batteria introduce una strofa in growl dalle tendenze molto vicine al melodic death. La contrapposizione tra le due voci, maschile e femminile, conferisce al pezzo un sound gothic molto apprezzato. Lo stile del pezzo dei bridge passa ad un sound simile al djent ma l’accompagnamento di violino da un tocco celtico assolutamente unico ed inimitabile.
“Black Water Down” presenta un ritmo molto più melodico delle precedenti canzoni. Il ritmo delle strofe è molto “galoppante” e accompagnato sempre dal flauto che si interrompe solo nel ritornello. La lead voice di Fabienne Erni riprende il sound melodico dello strumento a fiato per poi lasciare spazio al riff di chitarra, batteria e growl della seconda strofa. Da una pioggia di strumenti folk, passiamo ad un assolo in classico stile heavy metal moderno che, d’improvviso, lascia spazio al ritornello e alla voce fenomenale di Erni. Un pezzo davvero fantastico, non ci sono altre parole.
“A Cry In The Wilderness” associa un sound melodic death ad accenni folk. Leggende celtiche della terra natia degli Eluveitie sono il tema portante di questo pezzo, in particolare la storia di Autumnos che, con le sue “calde dita”, rinvigorisce tutto quello che circonda e tocca. Bridge aggressivi, in stile Gojira, sono alternati ad altri molto potenti ma “alleggeriti” dagli strumenti tipici delle montagne elvetiche.
Dopo un intro nell’antico gallico svizzero, “The Raven Hill” inizia con un potente riff di chitarra accompagnato dalla batteria e dal flauto oltre che ad un lead in stile Amon Amarth, grave ma non ancora growl. Insomma, sembra quasi che gli antichi popoli celti siano tornati in vita e ci stiano raccontando le loro favole ed i loro miti. L’unica differenza è che non utilizzano una lira, ma una chitarra elettrica.


“The Silver Glown” è un pezzo strumentale molto apprezzabile, melodico in acustico. “Ambiramus” è, invece, un pezzo dal sound molto simile ad un alternative aggressivo. E’ tutto un bluff, il pezzo è quasi interamente cantato dalla bella Fabienne che sicuramente non delude gli ascoltatori e i fan della band. Un pezzo aggressivo che può essere apprezzato anche dagli appassionati del female metal (in stile Lacuna Coil per capirci) senza troppo abbandonare la linea potente delle altre canzoni.
Dopo il melodic, passiamo al death puro di “Mine is The Fury”. Un viking metal potente dalle sonorità a metà tra il thrash dei Testament e la potenza dei Decapitated. Dopo il melodic death di The Slumber, passiamo al ritmo puramente in blast beat di “Worship”. Dopo questo exploit di potenza troviamo l’ennesimo stacco folk. Tema centrale è la pioggia e l’idea che potrebbe venirci in mente è quella di un cacciatore o di un soldato sotto la pioggia intento a pregare gli dei pagani della guerra e della forza.
“Threefold Death” è un pezzo riuscito meno degli altri, a personal parere. Il sound è anonimo e intervallato da pezzi folk che rompono un riff interessante. Peccato. “Breathe” è, invece, un pezzo da pelle d’oca. La voce di Erni è spettacolare, angelica ma potente. Uno dei pezzi più belli di questo album da 10 e lode. Gli strumenti a fiato in assolo sono qualcosa di quanto più perfetto possa esistere per accompagnare la voce della cantante. Dopo un drop pesantissimo di chitarre, scoppia l’assolo che da quel tocco power che tutti ci aspettavamo. Chitarre elettriche ed acustiche insieme non si sentono spesso nel metal; dopo questo brano possiamo affermare che è qualcosa di indescrivibile. Siamo rimasti davvero colpiti da questo brano, ascoltatelo a tutto volume.
Abbiamo già parlato delle sonorità djent che abbiamo riconosciuto in questo album. In “Rebirth” lo shredding accompagna assoli di flauto degli altri strumenti folkloristici in una commistione unica. Il risultato ? L’headbanging di chiunque ascolti questo brano.
Ultimo pezzo di questo album è “Eclipse”. Il tema della pioggia viene ripreso nel sottofondo del canto a cappella di Fabienne. Un epilogo perfetto per un album perfetto. Le sonorità del mondo pagano e celtico vengono riprese e trasposte in questo pezzo meraviglioso, sfumato dal suono del vento che porta via, assieme alle foglie, le ultime parole della cantante.
Ategnatos è uno dei migliori album folk metal degli ultimi vent’anni. Possiamo tranquillamente affermarlo, è un capolavoro del genere. In un momento critico per la musica metal dove la creatività e l’ingegno vengono meno, gli Eluveitie escono allo scoperto e dimostrano che gli dei dell’heavy metal sono ancora qui e che questo genere mai e poi mai morirà.

Voto recensore
9
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 01. Ategnatos 02. Ancus 03. Deathwalker 04. Black Water Down 05. A Cry in the Wilderness 06. The Raven Hill 07. The Silvern Glow 08. Ambiramus 09. Mine Is the Fury 10. The Slumber 11. Worship 12. Trinoxtion 13. Threefold Death 14. Breathe 15. Rebirth 16. Eclipse

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Skogarmaidur

    Se questo disco è da 9, allora Slania dello stesso gruppo, Sagas degli Equilibrium e Verisakeet dei Moonsorrow sono da 20. Dai, seriamente. Sembra una recensione scritta da un ragazzino che si è appena approcciato al genere, mi aspetto un po’ più di obiettività in una recensione. Senza offesa verso il recensore, ma lo invito ad ascoltarsi almeno quei dischi che ho citato e poi fare il paragone con questo. Ok che i gusti sono gusti, ma questa recensione è quantomeno forzata. Peccato.
    p.s. non sono per nulla un hater degli Eluveitie, anzi, anche questo disco lo trovo piacevole e gradevole, ma è nella media di tutte le uscite del genere in questi anni.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login