Electrocution – Recensione: Psychonolatry

Li avevamo dati per dispersi e finiti per tanto tempo, ma in verità non se ne sono mai andati. Sono sempre rimasti lì in disparte, lontani dagli occhi delle masse. Magari hanno peccato di ingenuità, ma gli Electrocution non sono mai completamente spariti dal mercato musicale. Quando si riformarono nel 2012 e pubblicarono “Metaphysincarnation” due anni dopo, molti dei loro vecchi fan furono talmente sorpresi che si fiondarono all’acquisto dell’album prima ancora di capire cosa fosse… vabbè, forse non fecero proprio così, ma considerando che sono ancora molti a considerare “Inside the Unreal” un classico dei suoi tempi (specialmente dopo essere stato ristampato nel 2016), le aspettative erano tante.

A differenza di altri gruppi molto più importanti nel genere, il gruppo italiano non ha una grande storia da raccontare per i posteri. Fondati nel lontano 1990 da alcuni amici a Bologna, pubblicarono un solo album in studio, il già citato “Inside the Unreal”, prima di sciogliersi cinque anni dopo. L’ultima pubblicazione del gruppo nel 1997, l’EP “Acid but Suckable”, era un’assurda serie di canzoni con ritmiche dance, strumentazione elettronica, melodie di chitarra a volte nu, a volte stoner metal, voce rappata e parlata e testi sulla dura vita urbana: tutta un’altra cosa rispetto al monolite death metal che era l’album precedente, non per niente rinnegato dal gruppo al punto da non essere presente nemmeno su Bandcamp. Sebbene neanche “Inside the Unreal” fosse particolarmente originale o distintivo, con le sue melodie cromatiche e le ritmiche ossessive tipiche dei Deicide, “Metaphysincarnation” rischiava veramente di finire ignorato da tutti gli ascoltatori della Terra, per il fatto di suonare simile o quasi uguale a tantissime pubblicazioni risalenti a 20 anni fa o quasi, ma si lasciava ascoltare più facilmente del debutto.

Ora, se da un lato il terzo ed ultimo album degli Electrocution, “Pyschonolatry”, è essenzialmente una continuazione del death metal moderno, potente e tecnico di “Metaphysincarnation”, dall’altro la produzione dell’album è ancora più grave ed aggressiva. Il primo impatto della title track è abbastanza devastante, a causa della presenza di blast-beat e di chitarre accordate in La. Il resto dell’album prosegue più o meno nella stessa scia, ma si segnalano sezioni più lente di scuola Soulfly in “Bulåggna”, un tiro alla Malevolent Creation in “Warped”, altri passaggi groove disseminati qua e là in “Of Blood and Flesh”, “Divine Retribution” e “Organic Disease of Sensory Organs”. C’è anche un’ode alla città nativa del gruppo (“Bologna”) e una ri-registrazione di “Premature Burial”, dall’album di debutto, naturalmente con strumentazione moderna.

In fin dei conti, non ci si può lamentare di questo nuovo album degli Electrocution. Non c’è molto altro da dire che “Psychonolatry” merita tanto quanto il precedente. E anche se, a causa degli impegni relativi dei vari membri, il gruppo non sarà mai in attività a pieno regime, sicuramente il gruppo andrà avanti con gli anni, proseguendo in maniera onesta per fare quello che hanno sempre fatto.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Goregore Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Psychonolatry (The Icons of God and the Mirror of the Souls) 02. Hallucinatory Breed 03. Bulåggna 04. Warped 05. Of Blood and Flesh 06. Misanthropic Carnage 07. Malum Intra Nos Est (Seneca I century AD) 08. Divine Retribution 09. Organic Desease of the Sensory Organs 10. Bologna 11. Premature Burial (rerecorded)

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