Eldritch – Recensione: EΩS

Salutiamo con colpevole ritardo ma rinnovato piacere il ritorno discografico degli Eldritch, band storica del panorama metal italiano più evoluto per la quale Metallus ha sempre avuto un “debole” e molti di noi seguono dai mitici esordi dei primi anni ’90.

Subito dalla intro “Dead Blossom” si segnala l’elettronica riportata nelle texture dei toscani da parte Oleg Smirnoff, tastierista della prima formazione che rientra e contribuisce a completare il sound granitico di Simone & Co

Nonostante uptempo e tiro “Failure Of Faith”, soprattutto nel cantato di Terence Holler, si segnala per un netto ritorno alla melodia e le sonorità dei primi tre seminali album della band italiana ed il tutto è confermato dalla porzione solista… manna dal cielo per gli amanti degli Eldritch più prog metal. In pratica quanto preparato dal precedente “Cracksleep” come antipasto musicale viene confermato da “EΩS” con un deciso recupero delle sonorità che li hanno lanciati nell’underground mondiale rendendoli la classica cult band da ormai trent’anni.

“The Cry Of A Nation” ha degli aspetti vocali più aggressivi (possiamo dedurre a cosa si riferisca il titolo) ma sempre in un coacervo strumentale di prim’ordine confermato anche da una “Circles” che in cuffia ti trasporta in un viaggio onirico dato da arrangiamenti magari impercettibili ma assolutamente coinvolgenti e da modo al nuovo bassista Dario Lastrucci di mettersi in piacevole evidenza. Ma l’highlight è dietro l’angolo: “Sunken Dreams” infatti coi suoi 11 minuti cangianti è l’apice di quel desiderio artistico degli Eldritch di rientrare nella comfort zone dei loro esordi iniettando però tutte le caratteristiche “moderne” che negli anni hanno contaminato il loro modo riconoscibilissimo di suonare metal.

In totale contrapposizione la parte centrale di “Fear Me” ci porta in un giro di giostra neoprog guidato dal piano di Smirnoff per una canzone dal DNA sia metal che tipico della tradizione inglese; “The Awful Closure” ricorda il riffing dei Symphony X e per la sua costruzione la canzone non avrebbe sfigurato sul seminale “El Niño” mentre l’inaspettata (nonché riuscitissima) cover di “Runaway” dei Bon Jovi dimostra come gli Eldritch siano da sempre una band open minded.

Quello che mi sono portato a casa dall’ascolto continuativo di “EΩS” è l’impressione di una band ancor più coesa che in passato, nonostante sia intuibile quanto far musica di questi tempi non sia particolarmente appagante vista l’incertezza sanitaria e la conseguente impossibilità di presentare pezzi nuovi dal vivo; emerge inoltre la qualità intrinseca di un lavoro in assoluto tra i migliori della discografia dei toscani che no vediamo l’ora di salutare dietro ad un backstage o dalle transenne di un palco.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Dead Blossom 02. Failure Of Faith 03. The Cry Of A Nation 04. Circles 05. No Obscurity 06. Sunken Dreams 07. Fear Me 08. I Can't Believe It 09. The Awful Closure 10. Eos 11. Runaway
Sito Web: http://www.eldritchweb.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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