East Temple Avenue – Recensione: Both Sides Of Midnight

Chitarrista, autore, produttore e conduttore radiofonico, l’australiano Darren Philips torna a tre anni di distanza da “Volume One of The Darren Phillips Project”, accompagnato questa volta da una band – con la quale ha già pubblicato due apprezzati singoli – nella cui formazione trovano posto musicisti distribuiti tra Stati Uniti, terra dei canguri e Svezia come Dennis Butabi Borg (Cruzh) al basso, il chitarrista Philip Lindstrand (Find Me, Arkado), Herman Furin (Work of Art) alle pelli e Robbie LaBlanc (Find Me, Blanc Faces) al microfono. Per quanto “Both Sides Of Midnight” non possa contare su una produzione propriamente opulenta, le linee melodiche interpretate con piglio appassionato da LaBlanc sono ben supportate da cori ora languidi ora grintosamente femminili (“Forever Yours”), tastiere a profusione ed assoli di chitarra che non solo sono tecnicamente ineccepibili, ma posseggono anche quella vibrazione sexy ed ammiccante tipica degli anni ottanta nei quali questo disco aspira a farci sprofondare. 

L’insieme funziona, unisce e trascina con la forza della sua coesione: se anche canzoni come “Everything” oppure “Fly High” sembrano non possedere nulla di davvero speciale per essere notate nel mucchio, bastano pochi secondi di esecuzione per cogliere un senso di benessere vitale e spensierato che in fondo è l’essenza del rock in salsa melodica. I messaggi sono positivi, gli arrangiamenti funzionali ed efficaci, le durate dei singoli brani sufficientemente estese per dare a ciascuno di essi la sensazione di procedere libero da costrizioni e rigidi schemi da classifica. I colori sono accesi e ricordano quelli dei videogiochi arcade degli anni novanta: cieli azzurrissimi e quasi sempre privi di nuvole, prati di un verde fluo e riflessi sulle carrozzerie di auto inesistenti erano capaci di regalare qualche attimo di spensieratezza e di vento (immaginato) tra i capelli, e con il giocatore si stabiliva un patto: crederci ed abbandonarsi al sogno, almeno per il tempo breve di due gettoni ed una partita. “Both Sides Of Midnight” funziona più o meno allo stesso modo, dotato com’è della capacità di comunicare all’ascoltatore il desiderio di stringerlo ancora una volta, quel patto, per rinunciare al grigiore contemporaneo e raggiungere uno spazio qualsiasi, purchè lontano dal qui e adesso. E se anche a dischi come questi non si chiede necessariamente il tocco autoriale, si registrano con un piacere sempreverde un’interpretazione professionale, un bilanciamento azzeccato ed un’organizzazione dei lavori “alla tedesca” che di solito produce risultati non necessariamente clamorosi, ma almeno coerenti. 

Del tutto privo di inutili riempitivi, il primo disco della formazione intercontinentale offre dieci tracce, ciascuna caratterizzata da un chorus indovinato, da un elemento sobriamente sfizioso (come il basso di “Fool For Love”) o ancora da un’ingenuità che conquista per la sua capacità di dire molto con – tutto sommato – poco (“My Last Breath” ed ancor di più la delicata balladWhere Love Is”, posta a chiusura). Il difetto più grande che si può imputare al debutto sulla lunga distanza degli East Temple Avenue è quello di non averci creduto abbastanza, pubblicando un prodotto al quale certamente non manca la sostanza ma che non presenta quel luccichio plasticoso e perfettino che per gli amanti del genere costituisce una parte integrante dell’esperienza. A questo disco mancano un po’ di spazio e di profondità, il momento esplosivo studiato a tavolino e quella nitidezza che permette al rock adulto di profumare di cuoio ed allo stesso tempo di bucato steso al sole. Forse proprio per questa sua caratteristica, “Both Sides Of Midnight” rappresenta però un curioso caso di AOR in economia ostentata, come il nome della band inciso sul tombino (!) in copertina sembra volerci comunicare, senza riserve né complessi di inferiorità: un caso raro e contemporaneo, dicevamo, nel quale la bontà delle idee sopperisce brillantemente alla mancanza di una sciccheria della quale, in tempi disinfettati, ci accorgiamo di non avere nemmeno così tanto bisogno.

Etichetta: AOR Heaven

Anno: 2020

Tracklist: 01. Mountain, 02. Don’t Make Believe, 03. Fool For Love, 04. My Last Breath, 05. Everything, 06. Forever Yours, 07. Fly High, 08. When I’m With You, 09. The End Of Me And You, 10. Where Love Is
Sito Web: facebook.com/easttempleavenue

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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