Earthless – Recensione: Black Heaven

Cinque anni dopo “From The Ages”, album che generò parecchio entusiasmo tra gli addetti ai lavori, i californiani Earthless tornano sul mercato discografico con “Black Heaven”, quarta fatica in studio del three piece di San Diego.

Sono molte le novità che caratterizzano la nuova uscita degli psycho-stoners americani, per quanto la band rimanga legata alla rilettura delle sonorità del classic rock con il suo tocco desertico del tutto particolare. Innanzittuto “Black Heaven” segna il passaggio dall’etichetta di settore Tee Pee Records alla prestigiosa Nuclear Blast, pronta a dare visibilità al gruppo anche in Europa. Vuoi forse per esigenze di carattere commerciale legate al nuovo contratto, “Black Heaven” è un disco certamente più fruibile se paragonato a quanto la band ha fatto in passato.

Il platter presenta in primis dei brani dalla forma canzone più canonica, il minutaggio è ancora di larga misura ma lontano dalle lunghe suite strumentali che hanno reso nota la band al pubblico appassionato di vintage rock. “Black Heaven” vede infatti l’utilizzo di numerose linee vocali, con il chitarrista Isaiah Mitchell che funziona un po’ da mattatore grazie al suo timbro nasale e alla Ozzy, assolutamente adatto al contesto. Certo il suonato rimane preponderante, ma le melodie sono più “friendly” se vogliamo e più che di sperimentazione, questa volta possiamo parlare di sano e ficcante stoner rock.

Ovviamente quanto esposto non vuole essere una critica ma una constatazione, perchè “Black Heaven” è un album davvero piacevole che sarà apprezzato da chi ama le sonorità d’antan. Si parte subito bene con “Gifted By The Wind”, un pezzo funkeggiante e dagli accenni sabbathiani guidato dall’estro della chitarra di Isaiah Mitchell, con un bel groove e toccato da un flavour settantiano che la produzione di Dave Catching (Eagles Of Death Metal) contribuisce a rafforzare.

Un brano dal taglio heavy come la successiva “End To End” fa salire sugli scudi la sezione ritmica varia e compatta di Mike Eginton (basso) e Mario Rubalcaba (batteria), la cui recente esperienza dal vivo con la hardcore punk band Off! potrebbe aver in qualche modo inciso sulle scelte ritmiche in generale più quadrate e veloci dell’album.

Spazio ai brani strumentali con la la breve e ficcante “Volt Rush” e con il singolo che dà il titolo all’album (scelta fatta forse per non scontenare i fan di vecchia data) che compensano la mancanza della voce con un deciso groove e melodie di presa. L’album si chiude con “Sudden End”, dove la voce rientra in un brano che ospita di nuovo il fantasma dei Sabs.

Un ascolto gradevole e coinvolgente che intratterrà a lungo i supporters del classic rock.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2018

Tracklist: 01. Gifted By The Wind 02. End To End 03. Electric Flame 04. Volt Rush 05. Black Heaven 06. Sudden End
Sito Web: https://www.earthlessofficial.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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