Earth – Recensione: Full Upon Her Burning Lips

Musicalmente, mai stati dei geni, ma non per questo non geniali: no, non è una contraddizione. Dopo una pausa di 5 anni, il gruppo musicale statunitense Earth ritorna con il loro nono album in studio, “Full Upon Her Burning Lips”. A tutti i metallari fomentati: scordatevi ancora una volta registrazioni sporche all’inverosimile, con chitarre ribassate di un’ottava, ronzii improvvisi, tracce dalla durata immensa e accordi terrificanti in seconda minore: gli Earth di oggi sono un gruppo di rock strumentale, molto lento con arpeggi i overdrive senza distorsione. In poche parole, non è un caso che abbiano fomentato più interesse ai fan di Slint, Tortoise ed Explosions in the Sky. Da qualche anno, Dylan Carlson (chitarra, bassso) e la sua ex-fidanzata Adrienne Davies (batteria) sono rimasti i soli membri stabili nella line-up, anche se c’è da dire che il gruppo non ha mai mantenuto una formazione fissa per molto tempo, nemmeno negli anni 90.

A differenza dei precedenti album del gruppo dopo la reunion, “Full Upon Her Burning Lips” è autentico Hard Rock in Mi bemolle rallentato e senza voce: raddoppiate la velocita e avrete qualche possibile hit che Kiss, Alice in Chains e Black Sabbath vorrebbero aver scritto. “Cats on the Briar” e “The Colour of Poison” seguono il famoso convenzionale riffing in scala pentatonica minore vecchio di mezzo secolo, mentre “The Mandrake’s Hymn”, “An Unnatural Carousel” (riconoscibile per i suoi accordi di settima maggiore cromatici) e “Exaltations of Larks” seguono melodie più psichedeliche ed apparentemente incerte. La produzione è chiarissima e priva di effettistica, a parte qualche sustain per mantenere più a lungo le note, e le percussioni sono scarne, instabili e quasi improvvisate. Le due tracce più lunghe, “Datura’s Crimson Veils” e “She Rides an Air of Malevolence” si basano sugli stessi elementi della gran parte di quelle più corte, quindi su 10 tracce è come se ce ne fossero molte di meno, a livello di varietà.

Dieci tracce strumentali basate sugli stessi elementi  dalla durata di poco più di un’ora non sono di certo poche: ecco il difetto principale dell’album, la prolissità. Alcune potevano essere tagliate, altre eliminate in toto, ma in ogni caso, “Full Upon Her Burning Lips” è un decente album di rock lento strumentale (qualcuno potrebbe parlare di “slowcore”) come il gruppo è solito pubblicare. Il precedente “Primitive and Deadly” era assolutamente meglio, essendo più corto e con voci cantate (e che voci, lasciatemelo dire), ma l’importante è non farsi troppe illusioni.

Voto recensore
7
Etichetta: Sargent House

Anno: 2019

Tracklist: 01. Datura's Crimson Veils 02. Exaltation of Larks 03. Cats on the Briar 04. The Colour of Poison 05. Descending Belladonna 06. She Rides an Air of Malevolence 07. Maidens Catafalque 08. An Unnatural Carousel 09. The Mandrake's Hymn 10. A Wretched Country of Dusk

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