Dynfari – Recensione: The Four Doors Of The Mind

Gli islandesi Dynfari tornano sul mercato discografico con “The Four Doors Of The Mind”, un interessante concept album che analizza le capacità dell’uomo di fare fronte al dolore attraverso la musica, basato sui testi dello scrittore americano contemporaneo Patrick Rothfuss (l’autore della trilogia “Le Cronache Dell’Assassino Del Re”) e sull’opera del poeta esistenzialista islandese Jóhann Sigurjónsson, attivo agli inizi del XX secolo.

Rispetto al precedente Vegferð Tímans”, del 2015, la band fa registrare uno spostamento da un corpus sonoro orientato al black metal atmosferico verso una maggiore componente post rock, ferme restando quelle soluzioni folk che li hanno avvicinati ai connazionali Sòlstafir, ma oggi anche ad Agalloch, Alcest, Solefald. Per la prima volta la band propone dei brani in inglese che vanno ad affiancarsi a quelli in lingua madre, basati appunto sulla poetica di Sigurjónsson.

“The Four Doors Of The Mind” conferma in toto le buone qualità di questo gruppo, che bilancia al meglio parti di quel certo blackgaze costantemente irrorato da melodie popolari a passaggi dilatati e atmosferici di chiara scuola post rock che guarda ai principali rappresentanti in madrepatria (Sigur Ròs, Mùm). Il platter alterna canzoni dedicate a una delle porte ad altre di matrice poetica, tuttavia ciascun brano non è basato su di uno stile piuttosto che un altro, bensì pareggia ogni canale espressivo della band e mette in luce numerosi cambi di intenzione.

Ecco dunque che la componente black, talvolta in avvincenti tratti epici (“Sorgarefni Segi Eg þér”, oppure la suggestiva “3rd Door: Madness”), rincorre ombreggiature di chitarra acustica, sintetizzatori e percussioni, lasciando che una melodia malinconica ma fruibile guidi il pezzo. In questo senso ogni singolo brano appare sfaccettato e ricco di elementi (fa eccezione solo “Sorg”, unica canzone propriamente folk con tanto di fisarmonica), senza appesantimenti o forzature. A volere essere pignoli, solo la conclusiva “4th Door: Death”, una suite di 14 minuti che propone un passaggio atmosferico ripetuto ad libitum alternandone la chiave acustica a quella metal, avrebbe potuto essere snellita, ma la melodia portante è coinvolgente e caratteristica.

I Dynfari si rendono dunque protagonisti di una prova molto buona, conferma del costante percorso di evoluzione e ricerca dell’ensemble.

Voto recensore
7
Etichetta: Code666 Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. The Four Doors Of The Mind 02. 1st Door: Sleep 03. Sorgarefni Segi Eg þér 04. 2nd Door: Forgetting 05. Sorg 06. 3rd Door: Madness 07. Bikarinn 08. 4th Door: Death
Sito Web: https://www.facebook.com/Dynfari

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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