Dylan Carlson – Recensione: Conquistador

Chi è inciampato negli Earth dal vivo deve essersi reso conto di quanto Dylan Carlson  aderisca ai luoghi comuni che il termine America Profonda porta con sé: accento quasi caricaturale, una coda di procione legata alla fibbia dei jeans, sguardo torbido da far temere arditi incroci genealogici e segni sul viso lasciati da una giovinezza più pericolosa che inquieta. Che poi gli show della band siano in genere meno coinvolgenti delle premesse, poco importa, quella musica non parla dell’uomo e nemmeno a lui è diretta.

“Conquistador” è il terzo disco di Mr. Carlson,  a due anni dal meraviglioso volo magico “Falling with a 1000 Stars and Other Wonders from the House of Albion”. Per  questo lavoro (solo quattro brani compiuti ed un breve intermezzo acustico dal sapore rituale, “As The Crowns Descended”, ed un concept vagamente ispirato all’avventuriero Alvar Nunez Cabeza de Vaca), il chitarrista decide di partire dallo stesso substrato culturale degli Earth per rielaborarlo attraverso un processo se possibile più artigianale. A differenza della maestosità che caratterizza la band (almeno da “The Bees Made Honey In The Lion’s Skull” in poi), il suono di “Conquistador” è infatti scarno, con gli interventi ritmici che si limitano a sparute percussioni e rumori ambientali, mentre le chitarre si coordinano in un complesso processo di stratificazione che mai diventa magniloquenza.

La titletrack, ad esempio, procede per cinque minuti come una malinconica ballata di frontiera, e poi, invece di esplodere come ipotizzabile, si frammenta fino a diventare un diavolo di sabbia e rumore, dall’incedere sinuoso e dalla forma mutevole. “When The Horses Were Shorn of Their Hooves” mostra al contrario una muscolatura hard-blues, un miraggio Hendrixiano di riff e accordi che dialogano tra loro fino a svanire nel nulla. L’approccio viene estremizzato in “Scorpions In Their Mouths”, epico giro di accordi reiterato per quasi sei minuti sopra un rumore bianco di vento e rotaie, un ritorno ai lidi drone di “Earth2”. Chiude “Reaching The Gulf”, la composizione più elaborata nell’album, con il suo dolcissimo ondeggiare tra lentissimi arpeggi ed improvvise aperture melodiche, quasi fosse il pezzo composto da un Fennesz privato dal laptop.

Ci si rende conto, dopo pochi ascolti, che Dylan Carlson ha partorito un album che, pur nella sua brevità, riesce a mantenersi miracolosamente in equilibrio tra l’ostico e l’affascinante. Inutile procurarsi il vinile, perché mai come in questo caso è necessario che la musica sia trasportabile, e non conservata in bell’oggetto confinato in una stanza ben arredata. “Conquistador” va portato a spasso, fuori città, per lunghe passeggiate. Musica che deve essere consumata all’aperto, lungo il fiume o tra i campi al tramonto. Attendendo con fiducia i rovesci di temporale.

Voto recensore
8
Etichetta: Sargent House Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Conquistador 02. When The Horses Were Shorn Of Their Hooves 03. And then The Crows Descended 04. Scorpions In Their Mouths 05. Reaching The Gulf
Sito Web: https://drcarlson.bandcamp.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login