Dwarrowdelf – Recensione: Of Dying Lights

In campo di metal estremo, la Gran Bretagna ha sempre avuto artisti che hanno qualcosa da dire, ieri come oggi. Dalla patria di Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath, il progetto Dwarrowdelf pubblica il proprio secondo album, “Of Dying Lights”, a fine marzo, sotto l’etichetta italiana Flowing Downward. Il membro unico del progetto, Tom O’ Dell, è anche membro dei Deavhronun e Gimili, Son of Gloìn, entrambi progetti di stampo maggiormente death metal. Fin dal primo album, questo progetto si rifà chiaramente al doom/black metal (più il primo del secondo) che pesca a piene mani dal suono pseudo-orchestrale, magistrale e marciante di Summoning, Elffor e Caldran Brood, ma non si escludono influenze da Draconian, Swallow the Sun, e Obsequiae. Il primo album, sebbene abbastanza lungo (61 minuti), reggeva benissimo, grazie al sapiente uso di melodie vincenti e una produzione chiara, ma tutt’altro che piatta.

Il secondo album del progetto in questione, “Of Dying Lights” (possibile riferimento al secondo album di Judas Iscariot?), risente decisamente meno delle influenze dei Summoning a favore di un songwriting più personale (qualcuno direbbe stucchevole), con più voci pulite, che si rifà anche a Paradise Lost, Empyrium e in parte, anche alle progressioni melodiche semplici, ma efficaci di Midnight Odyssey. “Arien” inizia con un arpeggio a corde aperte in Re minore basato sui vecchi lavori degli Agalloch a cui si aggiunge una linea di chitarra distorta in sedicesimi, e dopo neanche due minuti ci troviamo di fronte a una ballata che alterna momenti lenti e soavi ad altri con batteria a 220 BPM. Simili atmosfere solenni sono presenti pressoché nell’intero album, che si tratti di uno dei fraseggi portanti di “The Withering Woods” (visibilmente plagiato da “A Succubus in Rapture”, nel terzo album dei Dimmu Borgir), degli eterei arpeggi in pianoforte all’inizio di “Where Daylight Dies”, dalla patriottica melodia in La maggiore di “Home of the Dead” (l’unica traccia con voce scream) o dalle linee melodiche cantate Tom O’Dell, degne di un disco pop (non è un insulto).

Un album molto leggero e melodico, elaborato ma non intellettuale, in piena tradizione “British”. La produzione è molto chiara e mette in risalto le frequenze alte delle tastiere, e il songwriting è sempre ispirato, raggiungendo picchi nell’ultima epica traccia. In ambito atmospheric black, album di questo calibro o addirittura meglio si sprecano, e pur senza primeggiare O’Dell ha già portato con sé molti consensi e pre-order, segno che probabilmente ci dovremo aspettare un altro fenomeno di internet (non è un insulto) come Saor e Sojourner. Vale assolutamente la pena perdere un po’ di tempo per progetti del genere.

Voto recensore
8
Etichetta: Flowing Downward

Anno: 2019

Tracklist: 01. Arien 02. The Withering Woods 03. Where Daylight Dies 04. The Years Of The Trees 05. The Line Of Thrór 06. Minas Anor 07. Home Of The Dead (Sojourner/Summoning cover)

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