Plasma Pool – Recensione: Drowning

Descrivere il progetto Plasma Pool a chi non l’ha mai ascoltato è un intervento dall’esito incerto e per forza di cose lacunoso. Potrei dirvi che si tratta di una band ungherese EBM anni ‘90, e che il vocalist è un certo Attila Csihar, ma tali informazioni, per quanto fondamentali, non basterebbero comunque a inquadrare l’enigmatico sound del gruppo.

Nati a Budapest nel lontano 1989, i Plasma Pool sono stati attivi discograficamente con alterne frequenze e fortune, dovute in parte alle difficoltà oggettive della Romania dell’epoca, in parte all’essenza sperimentale e sui generis del progetto.

Indispensabile in questo senso l’iniziativa della nostrana Scarlet Records, che, presumibilmente sulla scorta dell’hype suscitato dal capolavoro “De Mysteriis Dom Sathanas” dei Mayhem (1994), nel quale, com’è noto, vi era proprio Csihar dietro al microfono, decide di mettere sotto contratto i terroristi sonori rumeni. Il miglior risultato di questa partnership (e probabilmente della loro intera carriera) è condensato in questo “Drowning”, sorta di raccolta di registrazioni live del periodo 1991-1994, arrangiate e disposte come un album vero e proprio.

Al suo interno trovano spazio tutti i migliori brani del gruppo, apparsi qua e là anche su diverse compilation underground, come “Chanceless Religion” e “False The Saints”, sicuramente sufficienti a farsi un’idea del delirante inferno sonoro del gruppo, popolato in egual misura da scheletri industriali e fantasmi occulti (“Prince Of Fire”). Le atmosfere sono pesanti, fumose ed esoteriche, ma del resto il seminale black metal dei Tormertor non è poi molto lontano.

Ascoltare “Drowning” nel presente è un’esperienza per forza di cose straniante, dato il taglio vintage dei suoni elettronici di Istvan Zilahy e della batteria marziale di Lazlo Kuli, minimali e sofferte membra tra cui si agitano le vocals parossistiche e spastiche di Attila, geniale e genuino interprete del disagio mentale (“Brainsucker”), ben prima dei vari Kvarforth, Nattramn e compagnia autolesionante.

Che lo si voglia chiamare EBM, piuttosto che industrial-black, il succo sonoro dei Plasma Pool è quanto di più oscuro, marcio e corrotto possano produrre degli strumenti elettronici, e come tale non può che essere consigliato non solo ai fan del musicista rumeno, per comprendere le sue vere origini artistiche, ma anche a tutti gli amanti delle sonorità industriali più malate.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 1997

Tracklist:
01. Intro Fear
02. Brainsucker
03. Sick Of Rain
04. Again
05. Wet Desert
06. Enter To My Me
07. Satellite
08. Chanceless Religion
09. False The Saints
10. Prince Of Fire
11. 1993
12. Outro Fear

Sito Web: http://www.plasmapool.hu/plasmapool.html

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Paolo

    …sono ungheresi. Infatti Budapest è la capitale dell’Ungheria 😉

    Reply

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