Drive She Said – Recensione: Pedal To The Metal

Uno dei tanti miracoli che la musica sa operare è, a volte, quello di riuscire a portarti indietro nel tempo. Il nuovo album dei Drive, She Said è frutto di uno di questi miracoli. Bastano infatti poche note per rendersi conto di come “Pedal To The Metal” sia costruito interamente intorno a brani che sembrano nati negli anni ’80, con tutti i canoni che sappiamo appartenere ai brani di quel decennio.  Del resto, non ci sarebbe da aspettarsi molto di diverso da un album che ha come nome principale quello di Mark Mangold, uno degli esponenti di spicco degli anni d’oro dell’AOR grazie alla sua militanza nei Touch e a una serie di collaborazioni importanti (un nome su tutti: Michael Bolton), a cui si affianca l’ancora ottima voce di Al Fritsch. Prendete questi due musicisti, abbinateli a una serie di ospiti di grande rilevanza e dalle ottime capacità tecniche (come ad esempio i due chitarristi Daniel PalmqvistTommy Denander, senza dimenticare il nostro Alessandro Del Vecchio) e otterrete “Pedal To The Metal”, un concentrato di riff, synth, cori e tastiere a tutto spiano che faranno brillare gli occhi degli appassionati di un sound vecchio stile e di melodie zuccherose e, magari, faranno storcere il naso a quelli che puntano più alle novità.

Questo ritorno alle sonorità del passato si esprime in diversi modi, ancora una volta caratteristici di un canonico disco AOR. Non possono quindi mancare la classica ballad con voce femminile accanto a quella maschile (“In Your Arms“), parti strumentali che accompagnano pezzi di varia natura, più veloci (“Writing On The Wall“) e più delicati (“Said It All“), e perfino qualche esagerazione di troppo nell’uso del synth e delle voci campionate (“In The Nyte“). Per finire in bellezza, niente di meglio di una buona ballata suonata interamente in acustico (“All I Wanna Do“). Insomma, non manca veramente nulla per soddisfare le bramosie dei fan del rock melodico in stile classico; se poi a proporre tutto questo, con le sue esagerazioni e il suo essere fedelmente attaccato a un genere e un’epoca di altri tempi, è un artista capace come Mangold, c’è veramente di che essere contenti. Sarà poi da vedere se i Drive, She Said sapranno reggere bene la prova del live, ma trattandosi di professionisti del genere siamo sicuri che anche sul palco del Frontiers Rock Festival sapranno farsi valere.

Drive She Said - Pedal to the Metal

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Touch 02. Pedal To The Metal 03. In ‘R Blood 04. Said It All 05. Writing On The Wall 06. Rainbows And Hurricanes 07. Love Will Win In The End 08. Rain Of Fire 09. In Your Arms 10. I’m The Nyte 11. Lost In You 12. All I Wanna Do

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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