Dream Theater – Recensione: Metropolis Pt. 2: Scenes From A Memory

Pochi album nel mondo del metal possono vantare un potere di suggestione visionaria come questo “Metropolis Pt. 2: Scenes From A Memory”, un concentrato di melodie, virtuosismi tecnici e doti compositive strabilianti, il tutto corredato da una storia dalla trama avvincente fra visioni, amori da romanzo e reincarnazioni al di là dello spazio e del tempo.

I Dream Theater arrivano a questo concept album dopo il mezzo (e forse più) passo falso di “Falling Into Infinity” e con l’ingresso di Jordan Rudess (già nei Liquid Tension Experiment con John Petrucci e Mike Portnoy) riescono nuovamente a fare il botto, dimostrando ancora una volta che la classe non è acqua e che il trono del progressive metal è saldamente loro; la struttura a scene della tracklist fa già capire la valenza teatrale dell’opera e dopo l’immedesimazione che l’ascoltatore subisce in “Regression”, facendo sì che diventi il protagonista del disco e regredisca appunto attraverso l’ipnosi, mentre la voce di James LaBrie (in grande spolvero per tutta la durata del disco) , la chitarra acustica di Petrucci e le tastiere a carico del nuovo membro della band ci introducono nella storia vera e propria con suoni dal brano “Metropolis Pt. 1” (da “Images And Words”) e “Overture 1928” ci catapulta grazie alla musica in un salto nel tempo. L’agile “Strange Deja Vu” comincia l’opera narrativa di Nicholas, protagonista della storia necessariamente da leggere per capire appieno il disco, mentre “Through My Words” lancia, con pianoforte e voce, la successiva “Fatal Tragedy” in cui i suoni si fanno anche più cupi e una musica più cangiante viene messa a servizio della trama narrativa (la fuga di tastiere e di chitarra che è il cuore del brano è da antologia, senza dimenticare il bistrattato Myung al basso e il sempre pirotecnico Portnoy alla batteria); “Beyond This Life” parte bella pesante, completa di organo e doppia cassa, per sottolineare poi il cantato con un giro di basso e di batteria che entra dentro da subito sotto la pelle, inframezzato dalle esplosioni con gli altri strumenti per raccontare di un omicidio quindi muovendosi fra suoni sinistri, escalation di potenza e parti zappiane ad enfatizzare la parte lirica. La suggestiva “Through Her Eyes”, aperta da note soffuse e vocalizzi femminili che riprendono un tema già utilizzato nel disco e che verrà ulteriormente sviluppato all’interno del CD, fa calare il sipario sul primo atto con questa accorata e dolcissima ballata, poetica e commovente, una carezza sul cuore che emoziona ogni volta.

Suoni e suggestioni mediorientali caratterizzano “Home”, traccia che apre il secondo atto di “Metropolis Pt. 2: Scenes From A Memory”, unendole a riferimenti al brano già citato di “Images And Words” (presenti un po’ ovunque specie in questa seconda parte dell’opera), creando un altro brano che sale pian piano e sublima in una partitura infuocata fino a spegnersi in un finale complicato e riuscitissimo; “The Dance Of Eternity” è uno strumentale che non può che attirare l’attenzione di ogni ascoltatore rendendo orecchiabili parti complicate e comunque non propriamente pari (d’altronde questo è sempre stato il pregio dei Dream Theater), preludio a “One Last Time”, dalla prima parte sognante e soffusa dal forte sapore ottantiano e di respiro assolutamente cinematografico, che prende via via corpo e diventa un pezzo più articolato e di stampo rock che anticipa il vero e proprio capolavoro dentro al capolavoro. Si parla naturalmente di “The Spirit Carries On”, probabilmente uno dei brani più belli del gruppo, che parte solo con tastiere, pianoforte e voce, ai quali si accodano gli altri strumenti per poi prendere una piega più elettrica col bridge intorno al terzo minuto e un assolo di chitarra di una bellezza sconvolgente, in grado di parlare da solo e descrivere tante emozioni in ogni singola nota, ben accompagnato dai restanti strumenti ma la coda del prezzo, fra testo suggestivo e commovente e l’apporto del coro (a tale proposito la versione live del disco, pubblicata in seguito, è da lacrime agli occhi) rasenta la perfezione estrema sotto ogni punto di vista: melodie angeliche, testo che non c’è neanche bisogno di commentare ed emozione pura sono ciò che si prova ogni volta ad ascoltare questo pezzo fino alle note finali di pianoforte, basso e voce femminile. Ci si risveglia dall’ipnosi pian piano, sotto le spoglie di Nicholas, e si giunge a “Finally Free”, pezzo che sottolinea la forza del nuovo tastierista in seno al gruppo e la tavolozza di colori che i Dream Theater sono in grado di usare come Maestri per pennellare le emozioni in musica di pari passo a testi non banali (necessario, ancora una volta, leggere la storia che si dipana fra i vari brani): musicalmente questo finale ha una grandezza intrinseca difficilmente esprimibile in meno dei quasi dieci minuti necessari a sviluppare l’ultimo quadro di questo immaginario polittico, meraviglioso ed ulteriore insieme di menti al servizio della Musica.

Di sicuro il lavoro più completo ed organico dei Dream Theater, vuoi per la maturità acquisita, vuoi per la struttura cinematografica: “Metropolis Pt. 2: Scenes From A Memory” può essere soltanto definito un capolavoro, suggestivo ed emozionante, nell’Olimpo assoluto per tutti i motivi sopra descritti.

Dream_Theater_-_Metropolis_Pt._2-_Scenes_from_a_Memory

Etichetta: East West Records

Anno: 1999

Tracklist: ACT I 01. Scene One: Regression 02. Scene Two: I. Overture 1928 03. Scene Two: II. Strange Deja Vu 04. Scene Three: I. Through My Words 05. Scene Three: II. Fatal Tragedy 06. Scene Four: Beyond This Life 07. Scene Five: Through Her Eyes ACT II 08. Scene Six: Home 09. Scene Seven: I. The Dance Of Eternity 10. Scene Seven: II. One Last Time 11. Scene Eight: The Spirit Carries On 12. Scene Nine: Finally Free
Sito Web: http://www.dreamtheater.net/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login