Dream Theater – Recensione: Distant Memories – Live In London

In questo annus horribilis 2020, dopo mesi e mesi di stop ai concerti, è normale reazione cercare sfogo in altri supporti simili, come gli eventi live in streaming oppure, da parte delle stesse band, “bloccate” a casa oppure a far uscire dischi che non possono essere per ora promossi dal vivo, favorire iniziative come far uscire nuovi dischi dal vivo, presi da tourneè del 2019, a volte seguendo un senso logico, ed altre invece, semplicemente per “riempire un vuoto”, sia commerciale che sentimentale per i fans.

In questo caso, vorrei schiettamente lasciar perdere il lato artistico, perché quando si parla di una carriera lunga certo più di trent’anni ma che oggi arriva al nono disco “dal vivo”, l’unica giustificazione può essere quella che “I Dream Theater sono pazzeschi in concerto”, ma può bastare? Se una volta il “live” veniva pubblicato e visto come un grande evento, e un documento storico, ora è semplicemente il resoconto di un tour, che mostra lo stato di forma della band, i cambi di scaletta, e lo stato di salute del cantante. In soldoni, un prodotto destinato ai fans die hard della band, quelli che ovviamente approvano questa versione dei Dream Theater, reduce da un “Distance Over Time” freddo e lontano come un monolite stellare, con il “problema” James LaBrie – non che canti male di certo, ma a cinquantasette anni vive più sul mestiere (sempre solido, ci mancherebbe) e sfumando sulle (numerose, ahimè) parti alte. E poi cosa possiamo dire di Mike Mangini? Una scheggia alla batteria, pazzesco, ma i nostalgici aspettano sempre lui, “Big Mike Portnoy”, che intanto suona sul disco solista di John Petrucci (ed i fans sentimentali sognano un gran ritorno).

Planando gentilmente su questa invernale uscita, “Distant Memories – Live In London” fa tornare la memoria al tour del 2019, che voleva sia valorizzare il nuovo uscito, che celebrare il capolavoro “Metropolis 2 – Scene From A Memory”, fresco di ventennale dalla sua pubblicazione. Ecco spiegato il senso del titolo “ibridato” e della copertina che mescola gli artwork dei due lavori in studio. L’album è stato registrato durante lo show sold-out che la band ha tenuto presso l’Apollo Theatre di Londra nel febbraio 2019, e quindi non è una facile “compilation” che prende il meglio da date diverse, ma rappresenta la sfida di dare uno spettacolo decente e costante per le due ore (molto) abbondanti di ascolto (e di visione, se non vi accontenterete e vi vorrete godere anche il dvd oppure il blu-ray), suddivise in ben tre cd audio.

Il concerto si apre con una lunga parentesi dedicata al nuovo disco, con ospite a sorpresa la suite “A Nightmare To Remember” (da “Black Clouds & Silver Linings” del 2009, sinceramente nulla di che) e poi si parte con il pezzo forte del concept album integrale ed un paio di encore più recenti. La band a livello di energia e tecnica non può certo deludere, ma la sensazione generale rimane quella di una “formale freddezza” (anche del pubblico, a parte nei momenti in cui celebra il classico “Metropolis”) che si scalda solo in certi momenti dove viene rievocato uno dei loro grandi capolavori, come nella struggente “Through Her Eyes”, dove i Dream Theater suonano in punta di piedi e ci rubano il cuore. Il resto è solidissimo mestiere, e ci fermiamo qui. Il Teatro del Sogno non sorprende più.

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. Untethered Angel 02. A Nightmare to Remember 03. Fall Into the Light 04. Barstool Warrior 05. In the Presence of Enemies – Part 1 06. Pale Blue Dot 07. Scenes Live Intro 08. Scene One: Regression 09. Scene Two: I. Overture 1928 10. Scene Two: II. Strange Déjà Vu 11. Scene Three: I. Through My Words 12. Scene Three: II. Fatal Tragedy 13. Scene Four: Beyond This Life 14. Scene Five: Through Her Eyes 15. Scene Six: Home 16. Scene Seven: I. The Dance of Eternity 17. Scene Seven: II. One Last Time 18. Scene Eight: The Spirit Carries On 19. Scene Nine: Finally Free 20. At Wit’s End 21. Paralyzed (Bonus Track)
Sito Web: https://dreamtheater.net/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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