Dream Theater – Recensione: A View From The Top Of The World

Un disco dei Dream Theater, anche oggi, è un’opera attesa da tanti fans, musicisti e curiosi, fosse anche solo per criticare, o dire che “non sono più quelli di una volta”, oppure che, a 58 anni, James Labrie ha più l’estensione vocale di quando di aveva 29, o infine, che Mike Mangini non potrà mai sostituire veramente Mike Portnoy. E si potrebbe andare avanti per un bel po’, ma la smettiamo qui.

E’ chiaro che i Dream Theater ce la mettono tutta per proporre, con “A View from the Top of the World”, l’album migliore possibile, e che la loro passione sia tangibile, ma anche alimentata da un po’ di mestiere e di autoreferenzialità, dopo quindici dischi è certamente comprensibile, ci mancherebbe.

Il primo impatto trasmette una notevole sontuosità strumentale, tra ritmiche robuste di Petrucci, parti orchestrali ben inserite, prestazioni da maestri degli altri componenti, e le melodie che, effettivamente spesso rappresentano la parte più debole, o comunque quella meno interessante.

Labrie ha sicuramente perso soprattutto in potenzia, anche se cerca di interpretare con sensibilità il materiale proposto, come in una “Trascending Time” che suona semplicemente come un commosso tributo agli immensi Rush. Ma gli altri ritornelli si perdono un po’ nel mare di virtuosismi strumentali, anche se mai fini a loro stessi, nemmeno nella consueta suite finale, che dà il titolo al disco, e parla di imprese straordinarie dell’essere umano e dei limiti che esso può sfiorare, toccare e superare. Paradossalmente, forse il pezzo più messo a fuoco e riuscito, anche se impatta bene anche l’iniziale “The Alien”, già conosciuta da qualche tempo, tra le anticipazioni offerte dalla band nei mesi scorsi. Sempre da lodare anche il lavoro di Rudess al piano (impeccabile) ed alle tastiere, anche se la scelta dei suoni non sempre potrà entusiasmare, ma convince appieno quando un ruspante Hammond si fonde con la materia progressiva della band, tra anni settanta ed infinito. Inoltre, sarebbe folle criticare l’operato di Mike Mangini, una vera piovra dietro la batteria, e probabilmente uno dei pochi musicisti in grado di non far rimpiangere per nulla, il suo celeberrimo predecessore.

“A View from the Top of the World” quindi, si lascia ascoltare piacevolmente ed offre qualche brivido strumentale, ma è abbastanza carente nell’effetto sorpresa e rilascia emozioni vere solo a sprazzi. Certamente offre il meglio dei Dream Theater nel 2021, e non ha senso criticarli per questo motivo. Un buon disco, ma riusciremo a valutarlo meglio soltanto tra qualche anno.

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2021

Tracklist: 1. The Alien 2. Answering The Call 3. Invisible Monster 4. Sleeping Giant 5. Transcending Time 6. Awaken The Master 7. A View From The Top Of The World
Sito Web: https://dreamtheater.net/

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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