Dragonhammer – Recensione: Obscurity

I Dragonhammer affondano le proprie radici nel power metal italiano della fine degli anni novanta. Ed è proprio in quel periodo che la band capitolina ha mosso i primi passi nel music businnes, con un esordio ben accolto da critica e pubblico. Dopo il secondo, sempre positivo “Time For Expiation“, i nostri si sono persi un po’ per strada, per tornare, nel 2013 con “The X Experiment“, che è legato a doppio filo con il nuovo “Obscurity“.

Dopo questo breve excursus nella discografia dei Dragonhammer, veniamo al nuovo platter, che si mantiene ancorato al mood del power tricolore con una spruzzata di prog e la voce di Max Aguzzi a dettar legge nelle nove song proposte. I nostri prediligono gli interventi di keys ad effetto, piuttosto che arrangiamenti pomposi, valorizzando la parte più heavy dei pezzi, come l’incipit dell’opener “The Eye Of The Storm” ci rimanda alla mente alcune soluzioni dei primi Symphony X, mentre il refrain è più vicino ad un power maturo e cangiante. “Brother Vs Brother” è piu settantiano nel riffing e un pizzico più prevedibile, ma lascia spazio alla cavalcata epica “Under The Vatican’s Ground“, uno dei momenti più convincenti di “Obscurity“. L’atmosfera del disco, lo dice il titolo stesso, è decisamente cupa, quindi non aspettatevi melodie allegrotte, perché i Dragonhammer pestano duro, con una produzione sporca ed in linea con la filosofia della band romana. E così, l’orchestrale title track, è l’ideale conclusione di questo lavoro, che si fa apprezzare fin dal primo ascolto.

I Dragonhammer vanno avanti dritti per la loro strada e, se è da vent’anni che sono sulle scene, significa che lo stile del gruppo è ormai affinato ed apprezzato. “Obscurity” è un disco onesto e graffiante, dedicato ai fans del power sanguigno, qui ben valorizzato da Gae Amodio e soci.