Dragonforce – Recensione: Extreme Power Metal

Eccessivi, kitsch ed inamovibili: i Dragonforce tornano con “Extreme Power Metal” ed ancora una volta la fiera della follia fa il suo ingresso in città. Velocità da spezzare il collo, numeri da circo a livello strumentale e la costante ricerca di una “melodia facile” nonostante tutto.

Scritta in questa maniera e “stoppata” dopo una manciata di righe, la valutazione dell’ultima fatica della “multinazionale del power metal” si potrebbe tradurre in una bocciatura devastante, ma c’è molto di più nonostante i canoni di un genere che mostra in qualche occasione la corda.

Questo perché quello che abbiamo sottomano è anche una ipotetica transizione per i nostri, alle prese con il recentissimo abbandono di Frédéric Leclerq (ora a “casa Petrozza” per prestare il suo basso ai Kreator) e quello un pochino più metabolizzato di Vadim Pruzhanov sostituito in studio da Coen Janssen degli Epica.

Gli abbandoni ed i “rimpiazzi” però non pesano quando “Highway to Oblivion” e “Cosmic Power of the Infinite Shred Machine” (Davvero? Seri? Nda.) aggrediscono chi ascolta. Canzoni che  sono praticamente la sintesi in musica dei nostri e delle prima parole scritte in questa recensione. Ma quando i nostri dimezzano i tempi e l’aggressività ecco che spunta “The Last Dragonborn”, primo coniglio estratto dal cilindro dei nostri. Mid-tempo dal ritornello orecchiabile e di facile presa. Spiegate ad Herman e Sam che non c’è bisogno sempre di correre come dei disperati a 450 bpm.

“Heart Demolition” è farina del sacco di Leclercq ed è una gran canzone: una canzone heavy metal pura e semplice, con un incedere quasi malinconico ma che spiazza crescendo verso un chorus da applausi. Nel puzzle di “Extreme…” si ritorna al turbo di “Troopers of the Stars” e  “Razorblade Meltdown” che si candida tra le migliori del lotto con quel certo non-so-che di Gamma Ray di “Land Of The Free”. Anche “Strangers” fa la sua degnissima figura, spuntando quasi dalla sigla di testa di un serial poliziottesco Usa anni ’80.

Anni ’80 dicevamo, perché i nostri sembrano giocare al gatto con il topo con la cover di “My Heart Will Go On”. Per una manciata di secondi sembra che vogliano scherzare suonando il classico di Celine Dion in stile “Nintendo” (quello ad 8 bit, tanto per essere chiari Nda.), ma quando si innesca la modalità turbo ripartono in maniera furibonda e costruiscono una canzone come al solito fuori dagli schemi.

Il nuovo capitolo dei Dragonforce non sposta e non sposterà mai l’asse terrestre, ma qualche soddisfazione se la toglie senza problemi. Il citazionismo di un certo sound ’80 dei cabinati delle sale giochi, il nonsense continuo di una band che se non va oltre la logica non si diverte, sono gli easter egg di un lavoro che va ben oltre la sufficienza ma che alla lunga può risultare un pochino indigesto. Esagerare con modestia sarebbe la scelta ideale, ma credo che ai nostri risulti decisamente difficile anche solo immaginarlo.

Piacevole, buy or die per i fan, mentre per tutti gli altri una valutazione preliminare è fortemente consigliata.

Etichetta: earMUSIC

Anno: 2019

Tracklist: 1. Highway to Oblivion 2. Cosmic Power of the Infinite Shred Machine 3. The Last Dragonborn 4. Heart Demolition 5. Troopers of the Stars 6. Razorblade Meltdown 7. Strangers 8. In a Skyforged Dream 9. Remembrance Day 10. My Heart Will Go On
Sito Web: https://www.facebook.com/dragonforce/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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