Downfall Of Gaia – Recensione: Ethic Of Radical Finitude

Il gruppo tedesco Downfall Of Gaia ha ottenuto una certa rilevanza nell’ambito post-black moderno, costruendo il proprio suono dalle cavalcate epiche e tempestose dei Altar of Plagues e dei Fen e arricchendolo con assoli melodici, produzione piena di riverbero e progressioni abbastanza semplici, fondate su power-chord e arpeggi minori (sulla scia di Cult of Luna e Lantlôs). Peccato che, a differenza dei gruppi già citati, non siano altrettanto geniali. Nei precedenti quattro album, il gruppo non ha mai cambiato di una virgola il loro approccio derivativo e prevedibile, sebbene in “Atrophy” si intravedesse un minimo di ispirazione in più.

“Ethic of Radical Finitude” non mescola quindi le carte in tavola. Il suono del gruppo è rimasto pressoché invariato, così come il songwriting. Dopo un’intro atmosferica che sembra basata sugli stupendi lavori di Steve Roach, l’album parte con la veloce botta di “The Grotesque Illusion of Being”, a base di blast-beat, doppia cassa e progressioni di accordi in base Re# maggiore con una momentanea caduta di dinamiche a metà traccia. “We Pursue the Serpent of Time” segue riff sospesi più tipici dei connazionali Der Weg Einer Freihet e finisce con un arpeggio di pianoforte, “Guided Through a Starless Night”, la traccia migliore del lotto, contiene un passaggio recitato da una voce femminile assieme a chitarre in clean nella sua coda, “As Our Bones Break to the Dance” è una breve anteprima del sound del gruppo con progressioni in tritono nell’ultimo minuto di durata (possibile riferimento agli Ondskapt?), mentre l’ultima “Of Withering and Violent Leaves” è quasi totalmente strumentale, oltre a ricalcare le armonie degli album precedenti.

Dalla durata di quasi 40 minuti spaccati, addirittura più breve del precedente “Atrophy”, l’ultimo album dei Downfall of Gaia sembra evidenziare le limitazioni del sound del gruppo: suoni fin troppo atmosferici, “jangle” e tutt’altro che diretti, senza considerare una certa mancanza di ampie vedute che rende i loro album ripetitivi e indistinguibili l’uno dall’altro. Ad eccezione della quarta e qualcosa della quinta traccia, si nota un minor uso dell’accordatura in Do# che era tipica dei precedenti album del gruppo, ma per il resto, le novità finiscono qui. La situazione del gruppo è abbastanza stabile: interessante in apparenza, ma impantanati nelle loro sonorità psichedeliche, i Downfall of Gaia dovranno reinventarsi per lasciare qualcosa in più nella testa dell’ascoltatore, più di quanto abbiano fatto con questo album.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2019


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