Workship – Recensione: Dooom

Un mantra nero, un sermone dall’oltretomba, una chiave d’ingresso per una discesa agli inferi. “Dooom” è tutto questo e forse ancora di più. Un viaggio mistico impossibile da reggere per tutta la sua estenuante durata. La colonna sonora per un’ipotetica fine del mondo in senso negativo, in cui tutta l’umanità è destinata alla perdizione ed al supplizio eterno. Una lentezza esasperante, decisamente oltre il limite del funeral doo(o)m. Il combo teutonico non fa nulla per agevolare l’ascolto, anzi il suo intento è proprio guidare l’ascoltatore verso una dimensione parallela, quasi fosse uno stupefacente musicale. Un’alterazione palpabile sin dall’opener “Endezeit Elegy” e nella successiva catacombale “All I Ever Knew Lie Dead” (impossibile ascoltarla tutta d’un fiato!). Il resto non varia se non in pochi arpeggi, per ricondurci sempre all’insostenibile pesantezza dell’essere. Manifesto in tal senso è la spettrale (mai ascoltarla al buio!) “Graveyard Horizon”. Un albo estremo a tal punto da essere ingiudicabile. Per chi scrive, neppure gli ascoltatori più “true” del genere troveranno il coraggio di seguire cotanto abisso sonoro.

Etichetta: Avasonic / Masterpiece

Anno: 2008

Tracklist: 01. Endezeit Elegy
02. All I Ever Knew Lie Dead
03. The Altar And The Choir Of The Moonkult
04. Graveyard Horizon
05. Zorn A Rust-Ned Scythe
06. Devided
07. In The End Of The World…
08. I Am The End
09. Godforsaken
10. One Brain Army
11. New Junk City

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