Brutal Deluxe – Recensione: Divine Head

I Brutal Deluxe sbucano dal nulla con stampata in faccia la conferma che sotto la pratica dell’effimero e del patinato tipicamente britannica c’è ancora gente che ha bisogno di una doccia dopo un concerto. ‘Divine Head’ presenta al mondo il new metal A.D. 2000 secondo il trio londinese, e lo fa mischiando un approccio a tratti degno dei Tool con spruzzate di elettronica, scosse di funk trasfigurato ed esplosione chitarristiche in-your-face. Di certo c’è una grossa padronanza strumentale, in particolar modo nell’assetto ritmico sempre in movimento, generoso in cambi di tempo e sottolineature che arricchiscono notevolmente pezzi come ‘Westway’ o ‘Soul Murder’. I margini di miglioramento riguardano soprattutto la prestazione vocale di Chris Nunnikhoven, valido ma troppo monocorde: rimane l’impressione che una maggior versatilità avrebbe premiato maggiormente i Brutal Deluxe, consentendo loro di staccarsi da certi modelli postmetallici che rimangono per ora ingombranti. Ottime quindi le intenzioni, un po’ monodimensionale il risultato. In definitiva, una band che ha il proprio potenziale ancora ampiamente inespresso.

Voto recensore
6
Etichetta: Dream Catcher / Self

Anno: 2000

Tracklist:

Tracklist: Soul Murder / Break Me / Full Frontal / Pigskin / Westway / Perfect Slave / Ghost Ride / Deranged Disciple / Rumplestiltskin / Nosepowder / Speak In Tongues / Fixx


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