Jlk – Recensione: Distorted Reality

Uno skate-board con reattori nucleari ed armato di M-16! Non è un nuovo prodotto da televendita ma il gradevolissimo, esaltante debut-album dei JLK, quintetto italiano che incide per la Vacation House, il quale unisce la melodia del punk hard-core californiano con la potenza e la perizia tecnica delle miglior thrash metal band dell’area di San Francisco. ‘Distorted Reality’, il titolo del loro primo full-length, fin dal riff generatore di mosh della prima traccia ‘K.P.D.’, ci mette nell’abitacolo di una Dodge col motore truccato per percorrere una highway a tutta velocità. Il rombo delle chitarre di track come ‘Metal Head’ (un titolo, una dichiarazione d’intenti), con la sua parte centrale che urla Metallica dei tempi di ‘Master Of Puppets’, si sposa in maniera eccezionale con la voce di Gio, tipicamente punk melodica, non tecnica ma molto energica e viscerale, in grado di alternare possenti howling di matrice Pantera o Machine Head, fino ai limiti del death. Va detto che la traccia principale del songwriting del quintetto italiano è legata a gruppi come Lagwagon, Pennywise e qualcosa dei primi No FX, ma ultravitaminizzata nei passaggi più veloci dalla batteria del treno umano Biaso, eccezionale nell’uso della doppia cassa, e dai riff degli artiglieri Bottu e Piraz (Dio mio, sembrano nomi di vini sardi!), ispirati da Testament, Pantera ed Anthrax. Insomma, immaginatevi i Megadeth che coverizzano i Bad Religion ed avrete chiaro che pezzi come ‘No Way’ o ‘Sleeping (Behind An Old World), vanno inseriti nel lettore della macchina e sparati a tutto volume sul primo rettilineo che vi capita d’infilare, per godere appieno di questo divertentissimo disco, fatto per sbattere la testa ed urlare rabbia, ma con quel senso irriverente e discolo delle formazioni punk della West Coast. Chiude il tutto una produzione pulita, potente e rifinita nei dettagli, testi d’insofferenza sociale una volta tanto non stereotipati (ma anche ironici) e la settima traccia, una ghost-track acustica dal sapore rock/folk americano ipervitaminizzato. Datemi retta; questo disco è divertente, ti fa saltare e non ti annoia mai. Come il metal può salvare il punk!

Voto recensore
7
Etichetta: Vacation House/Venus Dischi

Anno: 2003

Tracklist: 01. K.P.D.
01. Metal Head
03. Sleeping (Behind An Old World)
04. But Now
05. No Way
06. Your Life
07. Be Upstairs (ghost track)


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