Vanishing Point – Recensione: Distant Is The Sun

Un rientro in grande stile per I Vanishing Point. La band australiana, dopo cinque anni di attesa che ci aveano fatto temere il peggio, riesce a strappare un contratto con l’ambiziosa AFM, per la pubblicazione del quinto disco in carriera, “Distant Is The Sun”. Ho sempre apprrezzato l’approccio elitario al power metal di Massaro e soci, per l’abilità di miscelare sapientemente partiture ritmiche mai banali, arrangiamenti curati di keys, refrain al limite dell’AOR ed una sezione ritmica vagamente prog. Un pot pourri eterogeneo ed indigesto solo sulla carta, perché nel corso degli anni i Vanishing Point sono riusciti a regalarci brani accattivanti e ricchi di mordente.

“Distant Is The Sun” si potrebbe collocare addirittura in vetta alla discografia del gruppo, attirando la curiosità degli estimatori di Kamelot, Masterplan, Vanden Plas e Rough Silk. Le atmosfere dell’album sono cupe e rarefatte e l’ausilio di passaggi pianisti e sezioni di archi contribuisce ad amplificare ulteriormente il mood dei brani. L’opener “King Of Empty Promises” è uan symphonic melodic song Kamelot oriented, poggiata su un riff intenso ed arrangiato con gusto, che sfocia poi in un ritornello arioso e di facile presa. “Circle Of Fire” è più diretta a livello ritmico e la doppiacassa la fa da padrone, anche se i Vanishing Point non disdegnano mai alcuni tocchi di classe, per una song resa ancora più interessante dall’ospitata di Tony Kakko dei Sonata Arctica. Massaro non possiede la timbrica monumentale di Lande, né l’espressività interpretativa di Karevik, quindi cerca di portarla a casa con mestiere ed esperienza, evitando di strafare sui passaggi più acuti, come nella ballata metallica “Story Of Mistery”. Tra le le hit di “Distant Is The Sun”, l’orchestrale “As December Fades”, in cui fraseggi di violini creano un crescendo travolgente intrecciandosi al pianoforte ed al guitar work. L’unico appunto che si può muovere ai Vanishing Point è quello di aver composto un disco omogeneo nel sound, ma fin troppo lungo nella durata, con dodici brani simili tra loro per stile ed approccio strumentale, che potrebbero appesantire l’ascolto.

Forse un paio di pezzi in meno avrebbero alzato ulteriormente il nostro indice di gradimento per “Distant Is The Sun”, che resta comunque un lavoro di buon livello, che riporta in auge il nome dei Vanishing Point, dopo il mezzo passo falso di “The Fourth Season” (la recensione). Non saranno una band imprescindibile, ma se amate il power prog metal raffinato, puntateci ad occhi chiusi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: AFM Records / Audioglobe

Anno: 2014

Tracklist:

01. Beyond Redemption (Intro)
02. King Of Empty Promises
03. Distant Is The Sun
04. When Truth Lies
05. Circle Of Fire
06. Let The River Run
07. Denied Deliverance
08. Story Of Misery
09. Era Zero
10. Pillars Of Sand
11. As December Fades
12. Handful Of Hope
13. Walls Of Silence
14. April (Instrumental)


Sito Web: https://www.facebook.com/vanishingpointaustralia

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